16th

Dicembre
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Addio a Blake Edwards, inguaribile anti-intellettuale di Hollywood

<!Blake Edwards non c’è più. Così
dicono, ma noi poco ci crediamo perché si è così divertito dietro
la macchina da presa che una vita spesa per il cinema ti allunga
l’esistenza tra le braccia dell’eternità. Accade così anche se sei
il miglior artigiano della commedia; capita pure al regista snobbato
dall’establishment perché è uno che vuole fare di testa sua;
succede persino a chi evita i salotti hollywoodiani e deve attendere
troppo a lungo per avere il meritato Oscar alla carriera.

SURREALISMO E I RONIA Molti lo hanno invidiato perché ha
portato all’altare un’ancella del grande schermo (Julie Andrews),
pochi hanno capito il valore del suo cinema. Dove c’è puzza di
commedia, c’è sempre la crudele litania che liquida tutto a
passatempo. Blake Edwards non c’è più e pochi si sono accorti che
la sua commedia aveva l’anima insidiosa del surrealismo di Dalì,
nella reincarnazione di Peter Sellers che sgattaiolava in Hollywood
Party (alzi la mano chi non ha visto il remake italiano Aragosta
all’italiana di); che il ciclo della Pantera Rosa metteva a nudo i
cliché della vita attraverso il bizzarro Ispettore Cluseau (ancora
Peter Sellers “il Magnifico”) e regalava ai bambini un
personaggio immortale di cartoon, primo ed unico nato dai titoli di
testa di un film; che le ambiguità di Victor Victoria (irripetibile
la Andrews) presagivano quelle di questo tempo, il nostro tempo.

Dicono che Blake Edwards sia americano. E’ un’idiozia, è
stato tra i più europei oltre oceano, come lo era del resto la
raggiante Audrey Hepburn, che Edwards trasformò in musa romantica e
delicata in Colazione da Tiffany, andando oltre il perimetro delle
pagine di Capote. Oggi più che mai avremmo voglia di rivedere anche
Uno sparo nel buio, La grande corsa, Operazione sottoveste e S.O.B.
(c’è poco da scandalizzarsi, era proprio Son of Bitch!) perché
l’ironia spigolosa è diventata un lusso. E’ inutile sorvolare,
perché purtroppo con Edwards scompare l’ultimo anti-intellettuale
hollywoodiano.

E la beffa ridicola? Ieri ero sul
divano che mi godevo la versione restaurata di Colazione da Tiffany e
mi interrogavo su come ci avessero restituito in forma smagliante
questa pellicola di cinquant’anni fa. Torno a ripetere perciò che la
cinematografia del regista americano lascia un segno. Dicono che
Blacke Edwards non c’è più. L’ennesimo scherzo perchè sta facendo
un lungo pisolino e noi gli dedichiamo une nenia: Audrey Hepburn che
sussurra con la sua chitarra “Moonriver” dal davanzale della
finestra.

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