vertigine columbus

La vertigine: caratteristiche e cure

La vertigine: cos’è, sintomi, cause, caratteristiche e cure. La parola all’esperto, il Professor Eugenio Mira di Columbus Clinic Center

La vertigine è una falsa sensazione di movimento (in genere di rotazione) della persona nei confronti dell’ambiente o viceversa. Si tratta di un sintomo quasi esclusivo di un disordine del sistema vestibolare, periferico o centrale.

L’apparato vestibolare è un organo di senso specifico, le cui parti (sacculo, utricolo, canali semicircolari) si
trovano nell’orecchio interno. Sovraintende alla sensibilità spaziale, alla percezione della posizione del capo e del corpo, alla regolazione del tono di alcuni muscoli degli occhi, del collo, del tronco, degli arti, contribuendo al controllo dell’equilibrio e a una visione distinta durante i movimenti della testa.


Vertigine posizionale parossitica benigna

Se c’è un fattore scatenante, come dei particolari movimenti rapidi della testa, la vertigine si ripete ogni volta che si ripete il movimento scatenante. È intensa e di breve durata, di solito dura una decina di secondi. Con specifiche manovre il medico può provocare il nistagmo (movimento involontario degli occhi) che varia a seconda del canale semicircolare interessato. Non sono presenti segni e sintomi associati e la probabile causa potrebbe essere la vertigine parossitica posizionale benigna (cupololitiasi o canalolitiasi).

In altre parole, si tratta della conseguenza del distacco di piccoli cristalli (otoliti) che di norma si trovano fissati in una parte del labirinto vestibolare e che servono a inviare informazioni al cervello sulla posizione della testa nello spazio. Una volta distaccati per i più diversi motivi (da un trauma a una virosi a un disturbo vascolare), questi sassolini si depositano dove non dovrebbero (nei canali semicircolari) dando i classici disturbi.

Malattia di Menière

In caso di vertigine improvvisa senza fattori scatenanti, si possono verificare episodi ricorrenti e ogni episodio può durare dalla mezz’ora alle 6 o 7 ore. Il nistagmo è spontaneo di tipo orizzontale-rotatorio, inibito dalla fissazione. Può provocare nausea e vomito. Si associano disturbi in un orecchio come abbassamento di udito, ronzii (acufeni) e sensazione di ovattamento. La probabile causa potrebbe essere la Malattia di Menière: si pensa sia dovuta a transitori aumenti della pressione dell’endolinfa (il fluido dell’orecchio interno), causati da fattori molteplici e in gran parte ancora ignoti.

Neurite vestibolare

Se l’episodio è unico e isolato, invece, e la crisi dura 3 o 4 giorni nel corso dei quali i sintomi diminuiscono in modo progressivo, stesso tipo nistagmo e stessi segni e sintomi associati, la caratteristica potrebbe essere una neurite vestibolare. Questa condizione, chiamata in modo improprio anche labirintite, è una riacutizzazione del virus dell’Herpes che tutti abbiamo contratto e che normalmente rimane silente nei nostri nervi, per poi riattivarsi all’improvviso, spesso dopo un periodo di stress.

Vertigine emicranica

La vertigine emicranica, ancora, può essere associata all’emicrania o essere un equivalente emicranico. È più frequente nel sesso femminile e spesso ha carattere familiare. Non ci sono fattori scatenanti e gli episodi sono ricorrenti. Ogni episodio dura ore, il nistagmo è assente o può presentarsi in varia forma. Tra i segni e i sintomi associati, fastidio al rumore e alla luce, nausea, instabilità; spesso è accompagnata o si alterna a cefalea.

La diagnosi

Si basa innanzitutto sulla valutazione dei segni e dei sintomi riferiti dal paziente e sull’esame vestibolare. Quest’ultimo comprende una serie di test tra cui l’osservazione degli occhi del paziente mediante occhiali particolari (occhiali di Frenzel) o in alternativa mediante un sistema più sofisticato di video oculoscopia all’infrarosso. Così facendo vengono valutati i movimenti oculari sia involontari (come il nistagmo) sia volontari (come i movimenti di inseguimento lento e movimenti rapidi).

In caso di sospetta vertigine parossistica posizionale benigna vanno eseguiti i cosiddetti test posizionali, ovvero delle semplici manovre con il paziente sdraiato sul lettino che consentono di capire dove sono caduti i “sassolini”. Alcuni casi possono prevedere esami più approfonditi (dai test audiometrici a TAC e
Risonanza Magnetica).

Le cure

La terapia dipende da che cosa ha causato la vertigine. Nel caso di vertigine parossistica posizionale
benigna il trattamento si basa sull’esecuzione di manovre di riposizionamento (per esempio manovre di
Epley e Semont). In pratica si tratta di muovere e ruotare la testa del paziente in modo tale che i sassolini finiti nel posto sbagliato si spostino dove non danno fastidio per poi dissolversi col tempo.

La terapia della malattia di Menière si avvale di una dieta povera di sale, di diuretici e di farmaci come la betaistina. In casi selezionati è indicata l’infiltrazione endotimpanica di gentamicina, un
antibiotico con tossicità selettiva verso il labirinto e meno verso la coclea. Il suo uso si propone di mettere a riposo il labirinto malato, riducendo così le crisi vertiginose. La procedura consiste nell’iniettare una piccola quantità di gentamicina solfato all’interno della cassa timpanica attraverso una puntura della membrana timpanica. Il numero di iniezioni è variabile da persona a persona. È una procedura ambulatoriale, indolore, eseguita sotto controllo microscopico. Nei casi estremi si può ricorrere all’intervento chirurgico di sezione del nervo vestibolare (neurectomia).

La neurite vestibolare in genere si risolve nel giro di 2-3 settimane grazie a un processo di compenso vestibolare. Per curarla si ricorre ai cortisonici. In alcuni casi, se si interviene subito, si possono usare anche farmaci antivirali. Se c’è un ritardo del compenso può essere indicata una rieducazione vestibolare con specifici esercizi fatti con l’aiuto di un fisioterapista. Nel caso di vertigine emicranica la terapia è con gli stessi farmaci usati per il trattamento della cefalea emicranica.

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