Milano non riesce più a dormire?

L’insonnia e i milanesi. Ce ne parla la Dott.sa Alessandra Segre del Columbus Clinic Center

Se New York è da sempre nota ed apprezzata per essere “la città che non dorme mai”, di recente si è scoperto che purtroppo Milano potrebbe essere invece definita come “la città che non sa dormire”. Questo almeno stando ai dati diffusi un paio di mesi fa a seguito della ricerca condotta da New Line, una società che collabora con le farmacie nella realizzazione di analisi di mercato e che ha svolto per il Corriere della Sera un’indagine sul consumo di medicinali assunti proprio con lo scopo di addormentarsi. 

I dati che emergono sono decisamente significativi e per certi versi allarmanti: l’insonnia, nel capoluogo lombardo, colpirebbe un cittadino maggiorenne su dieci, dato che l’11% della popolazione over 18 assume farmaci per dormire e che vengono vendute circa 100 confezioni di pillole (o gocce) al minuto, per un totale di oltre 6 mila scatole vendute ogni giorno in città. Non va sottovalutato inoltre il fatto che si tratti di farmaci che, salvo in caso di gravi patologia, non sono rimborsabili. 

Questi dati restituiscono la fotografia di una città in cui generalmente le richieste di performance sono estremamente elevate, sia in ambito lavorativo, che famigliare e sociale e ciò genera uno stato di ansia generalizzato che ha inevitabilmente riverberi anche sulla capacità di addormentarsi e la qualità del sonno. Se quindi lo stile di vita impatta in modo significativo sulla sfera del sonno, si può affermare che stress ed ansia sono indubbiamente tra le prime cause dell’insonnia. 

Col termine “insonnia”, si identificano diversi problemi quali la difficoltà ad addormentarsi, lo svegliarsi più volte durante la notte o molto presto al mattino senza riuscire e riprendere sonno, avere un sonno agitato e disturbato. L’insonnia ha le caratteristiche di un disturbo estremamente soggettivo, in quanto soggettiva è la sensazione di non aver tratto sufficiente riposo dal proprio sonno, perché non adeguatamente lungo o perché privo di sufficienti capacità ristoratrici. Inoltre sono piuttosto tipici i vissuti di irrequietezza, di tensione continua, di avere la testa sempre in movimento sulle cose da fare, sui problemi da risolvere, di sperimentare un senso di urgenza. 

Conseguentemente, dormire poco o male può avere ripercussioni considerevoli sulla qualità di vita durante il giorno, sul tono dell’umore, sulle prestazioni lavorative, sulla capacità attentiva e di concentrazione e sulla capacità di reagire allo stress, generando quindi uno stato di malessere ricorsivo che per certi versi si autoalimenta anche attraverso la deprivazione o il disturbo del sonno. Questo stato di malessere generalizzato, se protratto nel tempo, può creare dei problemi sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psicologico, pertanto, oltre ad affrontare la problematica relativa all’insonnia, sarebbe auspicabile che, in alcuni casi, non ci si soffermasse solo sulla gestione o la riduzione del sintomo, inteso appunto come l’insonnia stessa, ma si valutasse l’opportunità di rivolgersi ad uno specialista per affrontarlo all’interno di un quadro più ampio di stress o disturbo d’ansia. 

Dott.ssa Alessandra Segre Psicologa, psicoterapeuta, Columbus Clinic Center