Apnee notturne

Da qualche tempo sulle pagine dei quotidiani più importanti e delle riviste più in voga si parla di apnee notturne, di OSAS, di ipersonnia. Su blog molto visitati e su siti medici e di salute si parla anche di problemi per la patente per chi soffre di colpi di sonno e via dicendo.

Ma cosa sono? Una cosa va precisata subito: non si tratta di malattie o, meglio, non si tratta di situazioni patologiche che vanno curate con farmaci o trattamenti di salute, bensì di fattori di rischio diretti o indiretti molto importanti e totalmente trascurati. Trascurati perché fino a pochi anni fa non venivano studiati se non in casi particolarissimi. Tutto parte dall’osservazione, ovvia fin che si vuole, ma non per questo meno importante, che il sonno costituisce un terzo della vita di ogni essere umano, anche per incalliti nottambuli.

Si tratta in sostanza di interruzioni della normale respirazione (apnea significa non respirare, come quando ci si immerge sott’acqua) della durata da pochi secondi fino a 30/40, del tutto involontarie (avvengono durante il sonno, quindi normalmente durante la notte). Possono essere sporadiche o molto numerose, in sequenza, anche 50/60 all’ora, sempre seguite da semirisvegli (arousal) e a volte da inspirazioni rumorose e movimenti scomposti che possono anche spaventare chi li osserva o ne viene svegliato (partner di letto o figli).

Sono dovute prevalentemente a fenomeni di ostruzione delle prime vie aeree (faringe, laringe) causate, soprattutto in posizione supina dalla caduta della lingua sul fondo della gola: più colpiti sono i soggetti in sovrappeso od obesi o con conformazioni del collo o della mandibola particolari, ma puo’ interessare tutti, anche i bambini.

Nel corso degli anni questo fenomeno determina degli scompensi a livello dei complicatissimi meccanismi di regolazione del battito cardiaco, della pressione arteriosa e di altri complessi processi metabolici. Ma la conseguenza più immediata e disturbante è la scomparsa dei benefici del sonno nella nostra vita quotidiana e in quella di chi vive con noi. Difficoltà a risvegliarsi, a concentrarsi, irritabilità sono i segnali più frequenti e quasi sempre sottovalutati.

Ma ci sono segnali molto più importanti della cattiva qualità del nostro sonno: in primis l’ipersonnia diurna, che, in particolare per coloro che svolgono attività pericolose o sono alla guida molte ore durante il giorno, costituisce un grave pericolo per sé e per gli altri. Per questo dall’inizio di quest’anno è obbligatorio per coloro che soffrono di questo disturbo segnalarlo in occasione di un rinnovo della patente.

Esistono comunque molte altre situazioni patologiche che trovano nella cattiva qualità del sonno una delle cause principali, dovuta alle apnee notturne (OSAS): l’ipertensione arteriosa soprattutto nelle persone più giovani e resistenti alle terapie, il sovrappeso che non si risolve con le diete. Nei bambini, in particolare, i segnali che devono portare ad un accertamento sono: la scarsa crescita, l’iperattivismo, uno scarso rendimento scolastico inspiegabile e anche per loro russare.

Cosa fare quando si pensa di avere questo problema? Prima di tutto parlarne col proprio medico, il quale se lo ritiene vi prescriverà una polisonnografia (un test effettuabile anche al domicilio che registra tutti gli avvenimenti che accadono al nostro corpo durante il sonno, persino le posizioni).

In caso di positività dell’esame è necessario rivolgersi a centri specializzati in questo campo, in modo da essere informati dettagliatamente sulla patologia, avere la possibilità di valutare assieme al medico specialista i rimedi più adatti alla nostra persona: vanno dal “semplice” calo di peso all’uso di apparecchiature chiamate CPAP che eliminano completamente il problema insufflando aria nelle via aeree ad interventi chirurgici di toilette del palato.

L’importante è rivolgersi a centri seri e collaudati, in grado in tempi brevi di accompagnare il paziente lungo tutto l’itinerario diagnostico/ terapeutico senza interruzioni e in equipe garantire il controllo nel tempo sia dell’eventuale apparecchiatura sia del problema clinico, sia esso di natura pneumologica, cardiologica, metabolica o ORL.

Nel corso della mia attività clinica, sia nei confronti dei bambini, sia degli adulti, ho verificato che risolvendo il problema del sonno, la qualità della vita migliora nettamente, e spesso con grande sorpresa del paziente e dei familiari: il primo passo per arrivare a godere di questa sensazione di benessere è pensarci! Dott. Marco Baroni pneumologo.

Dottor Marco Baroni – Pneumologo – Columbus Clinic Center

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