La favola dell’Alpago, terrazza delle Dolomiti

Destinazione Alpago: un lungo weekend per tutta la famiglia completamente immersi nella natura. Tra foreste incantate e piccoli villaggi, da esplorare anche in bicicletta, laghi e buona cucina

Penso che un sogno così non ritorni mai più. Che non torni, almeno, fino alla prossima metà di settembre, periodo in cui, per un mese circa, si può ascoltare il bramito del cervo e lo si può avvistare mentre la nebbia agli irti colli piovigginando scende ricoprendo di una strana, silenziosissima magia, la Foresta del Cansiglio e i suoi dintorni. Siamo in Alpago, sconfinata e ancora immacolata conca verde della parte sud orientale della provincia di Belluno. La porta di ingresso delle Dolomiti, non distante da mete più mainstream, verrebbe da scrivere, come Cortina. Non distante, a dirla tutta, nemmeno da Milano (poco più di tre ore di auto). Una condizione che rende l’Alpago un luogo suggerito per un lungo weekend di pace, favole, sport, natura. E buon cibo, logicamente (degno di nota l’Agnello dell’Alpago, presidio slow food, e il Pastin, tipico macinato di carne).

C’era una volta…

Una delle tante occasioni è dunque la prossima stagione dell’amore del cervo. In compagnia di esperte guide ambientali escursionistiche, l’appostamento per osservare l’animale e per ascoltare il suo bramito serale (o all’alba, per i più mattinieri) è un ricordo che difficilmente si dimentica (qui per tutte le informazioni).


Perché, però, aspettare? Il territorio in questione è lo scenario perfetto per vivere una favola tutto l’anno. Si estende dallo specchio azzurro del Lago di Santa Croce fino alla foresta (7mila ettari di faggi – da cui si realizzavano i legni per i remi dei galeoni della Serenissima -, abeti bianchi e abeti rossi), leggende alla Baia delle Sirene e storie di orchi neanche troppo malvagi.

Di fiaba in fiaba fino a raggiungere gli antichi villaggi Cimbri, come quello di Vallorch. Qui c’è una casetta piccola così, con tante finestrelle colorate. Una quindicina di abitazioni al massimo nel cuore della Riserva Naturale, dalle cui finestre sembra di veder spuntare da un momento all’altro Hansel e Gretel (spunta solo qualche cervo per farsi fotografare). In realtà si tratta dei villaggi in legno che ospitano i Cimbri. Sono gli eredi boscaioli e scatoleri giunti nella Foresta del Cansiglio alla fine del 1700. Un fantabosco che nel tempo raggiunge una sessantina di abitanti, più due osterie (stabilmente abitato fino alla prima metà del 1900, dal 2005 un solo anziano residente). Oggi i Cimbri in Alpago esistono ancora, si contano su una mano, vengono soprattutto d’estate. Le loro abitazioni però, in fila orizzontale poco dopo una minuscola chiesetta, rappresentano la più incantevole delle scoperte che si possa mai fare in una foresta.

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L’Alpago per chi ama lo sport

Zaffiro dell’Alpago è il Lago di Santa Croce, secondo del Veneto per ampiezza. Una meta ricercata da turisti italiani e stranieri non solo per le passeggiate o per i percorsi in bicicletta che conducono fino all’oasi naturalistica di Sbarai, tra salici, pioppi e uccelli rari. Complice un vento termico creato dal riscaldamento delle montagne, questo è il ritrovo dei kiters più esperti. E, ancora, di chi vuole imparare e conoscere l’adrenalina del kitesurf, del windsurf o della vela.

Le famiglie che scelgono l’Alpago, ancora, anche con i bambini, possono dedicarsi al trekking lungo le sponde oppure alla scoperta degli anelli di nordic walking per attraversare i ponti romani. In direzione, per esempio, del Santuario della Madonna del Runal.

Se tutto questo non basta, allora pedalare. Nel vero senso della parola. Non c’è modo più divertente di scoprire il territorio se non in bicicletta. Il consiglio è quello di un tour guidato. Un itinerario su misura, in sella a una bici tradizionale o a un’e-bike. Anche a ritmo slow, per apprezzare il paesaggio e per scoprire numerose tappe al fianco dei professionisti di B-Ride (qui tutte le informazioni).

Da Tambre alla frazione Valdenogher fino alla Piana del Cansiglio. Questo il nostro itinerario, tra prati verdi, alberi che sfiorano il cielo, villaggi cimbri, mucche al pascolo e la foresta. Un ciclo-itinerario che ci ha permesso di scoprire la Casa Museo dell’Alchimista, superstite dell’architettura alpagota che secondo la tradizione ospitava un nobile condannato a morte per le pratiche alchemiche. Qui aveva trovato rifugio.

Oppure, ancora, verso la Casa del Libro a Sant’Anna, dove la fiaba continua. Una casa-opera d’arte dello scultore Livio de Marchi, fatta interamente di libri, che sembra uscita da un racconto dei fratelli Grimm. Le pareti esterne sono composte da un numero infinito di libri scolpiti nel legno, la recinzione è formata da una fila di matite colorate, anch’esse di legno, il cancello d’ingresso è a forma di un grande paio di occhiali. Anche al suo interno, ogni arredo in legno richiama al fascino della lettura di un buon libro, che è sempre un tesoro inestimabile.

Il fascino dei dintorni

L’occasione di un lungo fine settimana in Alpago permette anche di andare alla scoperta dei dintorni e della Valbelluna con le sue “montagne misteriose e quel senso di leggenda” descritto da Dino Buzzati. A cominciare dalla città storica di Feltre, un motivo di stupore per ogni scalino della sua cinta. Discreta, bianca, affrescata, rinascimentale. Subisce tutta l’eleganza dell’influenza veneziana e dei suoi palazzi cinquecenteschi del centro storico.

Non distante sorge Belluno, porta di accesso alle , in cui, sempre Buzzati, “della sua personalità speciale pochi si accorgono e dove si fondono la classica armonia veneziana e il misterioso universo montano“. Al centro della Valbelluna merita una tappa anche il borgo storico di Mel, piccolo, romantico, non distante dal Castello di Zumelle, protetto dai palazzi un tempo sede dei nobili locali.

Conosco un posticino

La gita fuori porta da segnare a tutti i costi, partendo dall’Alpago, conduce al Parco Nazionale delle Dolomiti del Bellunese dove si trova il Bus del Buson. Un canyon stretto e profondo circa duecento metri scavato da un torrente durante l’ultima glaciazione, sotto il ghiacciaio che ancora occupava la valle. Ora rimane una cattedrale silenziosa, semisconosciuta e dal fascino indiscutibile. E di cui, però, non mi è dovuto aggiungere altro, tanta è l’incontaminata rarità del luogo che fa ancora un timido capolino, forse non troppo intento a farsi scoprire in tutto il suo mistero. Una gola come sospesa sul fianco della montagna, che lascia senza respiro, che si raggiunge dal sentiero del Parco a partire da Case Bortot e poi giù in discesa fino al centro, spettacolare, del mondo.

Informazioni utili

Come raggiungere l’Alpago

Con la macchina, in autostrada da Milano direzione Bolzano. Percorrere l’A22 fino allo svincolo Trento Nord, proseguire lungo la strada provinciale 235 e statale 12 per Trento. Immettersi quindi nella strada statale 47 direzione Feltre, a cui si arriva con le strade statali 50 bis e 50. I comuni di riferimento dell’area sono Tambre, Chies d’Alpago, Farra d’Alpago, Pieve d’Alpago, Puos d’Alpago.

Dove mangiare

Locanda San Martino – San Martino d’Alpago
Bar Bianco – agriturismo e fattoria didattica con i prodotti del caseificio
Malga Filippon – Pian Cansiglio
Risto Golf Cansiglio
Locanda San Lorenzo – ristorante gourmet con una stella Michelin, Puos d’Alpago
Rifugio Dolada – Pian de Guera

Birreria Pedavena, Feltre, la più grande birreria d’Italia
Agriturismo Faverghera, Nevegal

Dove dormire

Centro Caseario del Cansiglio – Tambre
Albergo Ristorante Dolada – Plois

Da visitare durante la stagione di apertura anche il Giardino Botanico del Cansiglio

Per una dolce pausa: Pasticceria Gaggion – Puos d’Alpago

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