Il tempo dell’attesa: tutto sfocato

Fuori fa freddo, siamo più coperti di mesi fa, nascosti dentro i cappotti e sotto gli ombrelli. Ci sentiamo di nuovo increduli per l’indeterminatezza generale. Come equilibristi camminiamo sospesi, il senso di attesa riempie le giornate. Non resta che aspettare i responsi e ingannare il tempo, senza suspense. Un tempo che si scioglie come quello di Dalì

A novembre il cambio armadi è stato fatto, il cappello è l’accessorio prediletto, lo stivale di gomma è pronto a vincere le pozzanghere. Le tinte calde autunnali definiscono l’atmosfera, le foglie degli alberi sembrano muoversi al ritmo di un fiuf fiuf, ma tutto al di là della natura appare fermo, in attesa. In attesa di risposte su come e quando poter svolgere i propri compiti, su cosa fare domani, oggi, tra cinque minuti. Basterebbe un calendario, una tabella di marcia, un syllabus a spiegarci la situazione del ritorno della pandemia con delle frecce luminose come quelle dei lavori in corso stradali.

Seduta nel mio divano di casa rifletto su come sopravvivere senza programmazione, senza l’agenda cartacea o multimediale con gli impegni improrogabili. O meglio, mi chiedo come io possa farlo ancora. Nel dubbio bevo un tè che sopraggiunge puntuale all’arrivo della sera. Al primo sorso, i miei occhiali appannati mi impediscono per un attimo di sporgere la vista oltre il poggiolo dove giace il computer con gli sfondi ballerini.


L’appannamento causato dalla tazza fumante mi ricorda quello provocato dalla mascherina. Quando la indosso basta il respiro coperto a sfidare la limpidezza della lente dell’occhiale e la montatura fa subito da contorno a piccole nuvole variabili che coprono e svelano gli occhi a seconda del vento. La visuale non nitida causata dal triangolo di stoffa e dal vapore del mio infuso corrisponde a quel disorientamento diffuso legato al non sapere. Tutto è sfocato. Difficile rimanere a galla schivando i punti interrogativi, ma quello che mi conforta è la consapevolezza che si tratti di un momento transitorio. Proviamo a mettere a fuoco, ridefiniamo le priorità e resistiamo.

Orologi sciolti

La situazione attuale ricorda quanto si è dipendenti dal tempo ordinato, dall’orologio personale, dalla propria organizzazione della vita.

Come ben evidenziato dal pittore surrealista Salvador Dalí il tempo si scioglie, abbandona ogni pretesa di essere riferimento assoluto. Il quadro “La persistenza della memoria“, dipinto nel 1931, mostra la sua relatività.

Gli orologi si piegano come palpebre chiuse e sembra insensato struggersi per il loro procedere. L’unico elemento in grado di superare il quadrante? La memoria.

 

 

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