Di notte sogno un quadro dipinto da Pollock

Durante il giorno una montagnetta di libri, di impegni virtuali e di ansia si accumula accanto alla scrivania. Da lassù la vista non è comunque soddisfacente perché il panorama è tutto digitale. Le giornate attuali meno ricche di vecchie frenesie portano a posticipare l’ora di coricarsi. Prima di dormire aumentano le congetture che ci tengono svegli. La mente è più confusa di un quadro di Pollock

È tarda sera, spengo le luci generali della mia camera e rimane solo il faro segna direzione della abat-jour. Come ogni giorno, la nostalgia di una quotidianità sconfinata mi spinge a ritardare il momento della dormita. Tengo gli occhiali così la vista non si stanca e, appoggiata alla testata del letto, guardo la finestra con le tende abbassate, lei a differenza mia riesce a chiudere i suoi occhi. Quando arriva la notte si alimenta il ricordo di ieri e la difficile pianificazione del domani. Il risultato è la sensazione di raccogliere la sabbia caduta da una clessidra che si è capovolta. Troppi granelli senza forma che fuggono via come gli istanti del tempo che passa. Io mi sento come un quadro non finito o come uno realizzato dagli impressionisti, senza linee certe.

Si è fatto tardi, il momento di abbandonarmi al mondo dei sogni e ai fantasmi del virus si avvicina, ma i pensieri che balenano continuano ad essere troppi. Disgiunti come delle perline che cercano un filo per ricongiungersi. Il confinamento torna in pista senza dichiarare le sue generalità e diventa protagonista delle riflessioni. Tutto in evoluzione così come i colori pandemici che ricoprono l’Italia. La realtà vista dal buco della tavolozza con la vernice scura speriamo sia, presto, solo un brutto incubo.


L’indecifrabile astratto e concreto

Espressionismo astratto, arte gestuale legata ad un uso inedito del colore che, sotto forma di gocce simili a quelle della pioggia, danno vita ad una pittura in libertà. Tecnica abbracciata dal noto artista statunitense Jackson Pollock.

Il quadro preso ora in analisi è stato realizzato nel 1950 e spicca tra le sale del di New York. Protagonista una colata di nero e bianco a rappresentazione di un pianoforte che intona uno stato d’animo tormentato. Caos generale dentro e fuori di noi. Che cambi la melodia.

 

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