È di nuovo Eugenio Boer: inaugurato Altriménti in zona Fiera

Eugenio Boer apre un secondo ristorante a Milano. Altriménti il nome del locale che propone al cliente un’esperienza di gusto plurima

Altriménti è la storia di uno chef ambizioso che non si accontenta. Un professionista che, digerita una cocente delusione professionale, gira pagina e si tuffa in un nuovo progetto. Lo chef in questione è Eugenio Boer, Altriménti il suo nuovo ristorante aperto da poco in zona Fiera. Via Montebianco 2A, a due passi dallo shopping district che, nella sua food court, accoglie dallo scorso autunno Attimi (leggi articolo qui), il ristorante fine dining firmato dal pluristellato Heinz Beck (guarda la video intervista).

Boer con questa nuova avventura arricchisce la sua attività professionale sulla piazza meneghina. Il locale infatti si aggiunge al ristorante aperto lo scorso luglio quando, in Via Mercalli, è stato alzato il sipario su [Bo:r].


Altriménti ci associamo: i quattro partner del ristorante

Altriménti è realizzato in joint venture tra Boer e tre soci. Tra questi, un volto noto nel settore della ristorazione, ossia quello del giovane maître e sommelier polacco Damian Piotr Janczara. Lo stesso che ha seguito Boer nel 2014 con l’apertura di Essenza. Il ristorante era stato aperto in Via Marghera. Partito sotto una buona stella, quella Michelin guadagnata nel 2017, diventata però cadente nel 2017 con la chiusura del locale proprio poche settimane dopo il riconoscimento da parte della guida. Archiviata per sempre questa esperienza negativa, Boer e Janzcara sono dunque tornati a lavorare insieme. Non sono soli, al loro fianco ci sono altri due soci, entrambi ex manager del settore tlc, vale a dire Lorenzo Galletti e Leonardo Nardella che, oltre a provenire da uno stesso ambito lavorativo, sono accomunati dalla passione per il buon cibo e, in particolare, si considerano due food-fan della cucina di Boer.

Altrimènti
Da sinistra a destra: Lorenzo Gallletti, Damian Piotr Janczara, Eugenio Boer e Leonardo Nardella

I quattro hanno dato vita a una sinergia sfociata in un format ristorativo suddiviso in tre aree. Nella prima sala (35 posti a sedere), l’arredamento spicca per tinte artistiche e giocose trasmesse da una serie di illustrazioni d’autore appese alle pareti. Un secondo spazio, invece, è stato pensato come un stanza privata: obbligo di prenotazione, accoglie una ventina di commensali, possibilità di avere a disposizione un cameriere privato. Infine, la terza location che completa Altriménti è rappresentata da una veranda al piano superiore, alla quale si accede salendo gli scalini di una scala in metallo rivestita in resina amaranto.

Tre sale ricavate all’interno della location, tre sezioni del menu ‘multiplo’

Tre aree distinte, ma caratterizzate da una stessa offerta gastronomica centrata sulla freschezza e stagionalità delle materia prime. Ingredienti colti nella stagione giusta, a Km 0 se possibile, e acquistati da fornitori locali: sono gli elementi portanti della strategia del ristorante. Eugenio Boer ha di persona curato il menu, affidando poi a Marco Annunziata il ruolo di resident chef ai fornelli.

Il tutto confluisce nella realizzazione di piatti che ondeggiano tra tradizione e innovazione. Si osa, ma senza esagerare. L’idea è offrire al commensale una food experience di qualità e variegata. Un concetto che da Altriménti si delinea su tre percorsi menu, rispettivamente identificati sotto la voce Verdure, Carni e Pesce, ognuno composto da antipasti, primi e secondi piatti.

Ogni sezione conta complessivamente una decina di ricette. Nella sezione Carne, per esempio, tra i piatti forti segnalati dallo chef stesso c’è il maialino con uva fragola e rapa bianca, mentre sul fronte pesce si viaggia sul classico rivisitato in chiave moderna, come dimostra la seppia e calamaro uniti e conditi con zafferano e rucola. Il menu, anche se concepito à la carte, prevede a rotazione una portata ‘special guest’. Non manca ovviamente il dessert per chiudere e, in questo caso, cattura l’attenzione il dolce alla panna cotta che Boer ‘condisce’ con una spruzzata di polvere di olive.

Ricca la cantina vini che annovera oltre 250 etichette, in maggioranza italiane, tallonate da quelle francesi capitanate dallo champagne, tornato a essere molto amato dagli italiani (leggi qui). Completano la lista di Bacco le produzioni enologiche provenienti dai terroir di Austria, Germania e Spagna.

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