Tutt'al più, Nicoletta Strambelli

Il concerto di Patty Pravo allo Smeraldo lascia un'arguta riflessione

Basta con le ghettizzazioni che ammazzano la musica. Basta con le iconografie spicciole che associano l'artista musicale a quelle tre o quattro canzoni. Basta con i pregiudizi anagrafici che pretendono di stabilire se un musicista sia vivo o morto. Basta con l’arroganza brutale dell’industria discografica italiana che si stringe attorno i numeri. Il concerto di Patty Pravo al teatro Smeraldo di Milano non può passare inosservato, non può essere liquidato con una recensione di circostanza, citando i titoli che vogliamo ascoltare ogni volta: La bambola, Pazza idea o Pensiero stupendo.

LES ETRANGERS - Pochi lo fanno perché occorre una dose di coraggio e forza d’animo: denudarsi davanti al pubblico, gettare la maschera nel rito ancestrale del palcoscenico è coraggioso e non se lo possono permettere tutti. Patty Pravo lo ha fatto e così la sfinge della musica italiana si è lasciata alle spalle i bagliori della “ragazza del Piper”, restituendo eterna giovinezza a Ragazzo triste e Se perdo te, spingendo avanti nel tempo Io ti venderei, gemma di Battisti-Mogol, dimostrando di essersi adattata ai nostri tempi fugaci con Goodbye My Love e Les Etrangers. L’immagine di Patty Pravo si affaccia poche volte perché sul palco c'è la donna prima dell'artista. Pensino quel chewing gum appiccicato all’asta del microfono è diventato un fiore.

IO, NICOLETTA STRAMBELLI - La signora bionda sul palco dello Smeraldo è semplicemente Nicoletta Strambelli, lei e il suo pubblico, senza i soliti filtri, in una performance musicale in cui l’artista ammette la sincerità, dondolandosi tra E dimmi che non vuoi morire, la canzone della rinascita, ed E Io verrò un giorno là, il brano che avrebbe dovuto vincere Sanremo 2009. Nel finale l’interpretazione di Tutt'al più riesce alla perfezione e il “basta” sussurrato nell’ultima strofa è il vissuto della disperazione, altra eccellente prova di una grande interprete della nostra musica. Basta con le ghettizzazioni che ammazzano la musica. Basta con le iconografie spicciole che associano l'artista musicale a quelle tre o quattro canzoni. Per sempre, Nicoletta Strambelli. 

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