Montreux Jazz Festival

La Svizzera si conferma meta della grande musica d'estate e Prince è il re della festa!

La musica può far ciondolare le radici della storia persino quando tira aria di contestazione. Mentre l’Europa è a un passo dal ’68, la Svizzera, anti woodstockiana per antonomasia, riesce a mettersi in riga per vie traverse nel furore della ribellione giovanile. Infatti, nasce nel 1966 il Montreux Jazz Festival, fiore all’occhiello musicale del Vecchio Continente. Da 43 anni a questa parte esibizioni live di mostri sacri come Fats Domino, B.B. King, Ray Charles, Miles Davis e Quincy Jones  trasformano la deliziosa località svizzera in un epicentro di grande interesse.

LA FESTA DEL JAZZ - È inutile dire che il jazz non è più l’assoluto protagonista, che le jam session notturne al Montreux Palace sono un vago ricordo e che gli organizzatori si sono adattati alle nuove generazioni, senza far sparire l’incantesimo della manifestazione: la festa per la musica ovunque, negli spazi en plein air, nei locali o nell’Auditorium. Così deve andare, anche se il concerto di chiusura è affidato a Prince, il ragazzotto di Minneapolis che, dal palco in contromano, rifiuta la rituale vestizione di icona pop.

EN PLEIN AIR - Al Jazz Cafè tra drink e stuzzichini, a farci compagnia è il video del concerto in diretta di Prince, snocciolando ricordi di chi al Montreux Jazz Festival è di casa dal 1987: “Da ragazzina mi intrufolavo quando il festival si faceva ancora al Casinò. Siamo cambiati noi, ma rimprovero chi qualche volta ha fatto primeggiare il business”, ci racconta Mirelle. Le cose da fare sono tante: si discute di musica in ogni angolo, si beve una birra ghiacciata in compagnia o si bighellona volentieri dinanzi agli scaffali nella hall del Palazzo della Musica, cogliendo l’occasione al volo di portarsi a casa qualche cd raro.

MEMORABILIA - “I nostri grafici lavorano tutto l’anno per creare gadget che incuriosiscano il pubblico”, esordisce la responsabile dello shop del Festival. Mentre gli svizzeri si tengono alla larga dai “feticci vintage” perché tutto sommato “la nostalgia lascia il tempo che trova”, europei e americani danno la caccia a t-shirt da collezione o a stravaganti memorabilia. La più gettonata è la locandina di questa edizione dai tratti felliniani, frutto della creatività del disegnatore alsaziano Tomi Ungerer.

La festa continua sul lungolago, dove musicisti di strada vanno avanti fino a notte inoltrata perché la musica sia davvero un diritto di tutti e il Montreux Jazz Festival resti l’enclave “off” di sempre.

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