Recensione Mi Ami 2010

Cronache innamorate

Mi Ami 2010: la musica italiana sembra stare bene e il festival di Rockit lo dimostra

Tre giorni di musica, con l'arrivo di novemila persone nella giornata di sabato, questo è il bilancio del Mi Ami 2010. In cartellone band italiane dal piglio europeo, piccole chicche di cantautorato, molto rock, sonorità anni '90, visioni danzerecce e ibridazioni sonore. Forse qualcosa di veramente nuovo non c'è ma l'attitudine è quella giusta. Due palchi dividono le band per previsioni di affluenza: collinetta per la nicchia, Pertini per i "colpi sicuri", come la moltitudine di persone accorsa per gli Africa Unite.

GIORNO 1 - La giornata di apertura è sostanzialmente rock, l'unica punta più leggera sono le melodie morbide e retrò degli Amor Fou. Si comincia presto e i concerti risultano quasi sempre in contemporanea, si fanno scelte ardue. Con i Bud Spencer Blues Explosion si va sul sicuro. Rock old school, preciso e coinvolgente. Della stessa scuola anche il travolgente sound strumentale dei Waines. Chiude la serie di live Il Teatro degli Orrori. Il volume è troppo basso per diffondere l'onda d'urto della band, la voce di Capovilla si perde tra quella corale del pubblico che conosce e urla quelle invettive a memoria.

GIORNO 2 - Predominante della giornata è l'elettronica condita e trasformata col rock, crudo e crudele. Sulla collinetta gli Aucan da Brescia cavalcano la sottile linea tra i generi: tastiere maltrattate alternate da chitarre distorte e supportate da una batteria possente. I Buzz Aldrin si muovono sulle stesse linee accentuando l'aspetto percussivo: tamburi, maracas, drones oltre alla tradizionale batteria. Sul main stage aprono la serata le tastiere vintage degli A Toys Orchestra, connubio di melodia ed esplosioni più propriamente rock. Seguono gli Zen Circus provocazione scritta nel dna del loro folk punk. A dare corpo alle ultime canzoni del set arriva Nada, voce sontuosa su Vuoti a perdere (dall'ultimo lp degli Zen Circus) e due classici della cantante come Amore disperato e Ma che freddo fa accolti dal pubblico in modo entusiasta. Alla mezzanotte si lascia posto al reggae degli Africa Unite, migliaia di persone ballano sui ritmi in levare di Bunna e Madaski. La notte il dj set diventa live con Cécile: tastiere e programming dialogano con gli strumenti "reali", nel caso chitarra e basso.

GIORNO 3 - L'ultima giornata profuma di musica cantata in italiano, stili diversi accomunati dalla poesia semplice ed efficace dei Virginiana Miller e dei Perturbazione, band che se rappresentassero agli occhi del grande pubblico la musica pop in Italia ci si potrebbe dire orgogliosi di questo paese. Poi arrivano le maschere dei Tre Allegri Ragazzi Morti e, come ad ogni loro concerto, le canzoni entrate nei cuori adolescenti fluttuano nel cielo di Linate. Il Mi Ami è finito. L'ultimo dj set è tutto per i ragazzi di Rockit. Un salto nella musica a tuttotondo che dai 24mila baci di Celentano porta ai Prodigy, saltellando nello spazio-tempo e nei generi.

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