Recensione Baby Jane

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Baby Jane

Barbara La Cecilia e band in splendida forma per una serata live tutta da cantare

Arrivare a suonare alle Scimmie è un traguardo importante per qualsiasi band, e per i Baby Jane, che sono in giro dal 1997, è un'occasione davvero meritata.

ANIMA - In sintonia con il messaggio della pellicola noir da cui prendono il nome, Che fine ha fatto Baby Jane, la band di Barbara La Cecilia tenta una critica dissacrante a un mondo patinato del successo. Testi intimi che raccontano attraverso giochi di parole (Calambour non a caso è il titolo di una canzone tratta dal loro primo album omonimo), assonanze e iterazioni, una vita complicata. Le canzoni sono tutte musicalmente violente in netto contrasto con la voce elegiaca, i ritmi sostenuti decisamente rock creano un tappeto sonoro denso a cui è difficile sfuggire, come in 400 colpi o in Karmiko.

KARMA - La band non si fa sopraffare dall'emozione di essere su un palco così importante. Si rompe una corda della chitarra e allora si intrattiene il pubblico con qualche battuta, si suona anche una cover in una lingua che "chi la indovina è bravo" (si tratta di Neunundneunzig Luftballon). Barbara non si limita a cantare composta al microfono, la voce gioca sulle note ruvide delle chitarre, e lei interpreta ogni singola nota. Sul finale di Animeanonime il microfono pende dall'asta, oscilla e lei inginocchiata che canta lieve seguendolo. Le potenzialità non mancano, e le occasioni stanno arrivando.
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