30 anni senza John Lennon, il musicista che volle farsi poeta

Milano ricorda l'ex Beatles allo spazio Oberdan con una serie di proiezioni

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Qualche volta gli anniversari sono superflui perchè ricorrono ai calendari, quegli oggetti strani che stritolano il tempo nella griglia dei mesi e delle stagioni. Sì, l'8 dicembre anche Milano ricorda che trenta anni fa scompariva uno dei più grandi musicisti del XX secolo: John Lennon. Allo spazio Oberdan, infatti, la Cineteca Italiana ripropone alcune pellicole che hanno come protagonista il songwriter inglese.  Persino il marketing stralunato, con la complicità della morente industria musicale tradizionale, ci ha messi alle strette: l'inutile e incompleto John Lennon Signature Box (svenduto su Amazon.de a poco più di 100 euro), che rilancia gli album solisti dell'ex Beatles in versione rimasterizzata con la benedizione della EMI Music, il colosso sull'orlo del tracollo che deve tenersi stretti gli ultimi astri nel suo fatiscente catalogo.

ANIMA PACIFISTA - Trent'anni senza John Lennon, come se fossero passati con una soffiata di vento. In tutto questo tempo abbiamo capito che dei discografici possiamo fare a meno - la democrazia sfreccia nel web, vincente sul dispotismo - ma di irripetibili artisti come Lennon sicuramente no.E adesso ci vorrebbe un bel colpo di scena a firma di Assange di Wikileaks per toglierci il dubbio che davvero ci fosse un complotto dietro la mano assassina del folle Mark D. Chapman, perchè Lennon con i suoi bed-in e irruzioni pacifiste aveva insospettito le camere oscure del potere a Washington D.C. Le nuove generazioni, al di là delle canzoni ripulite su iTunes o della folla dei video di YouTube, dovrebbero fare un piccolo passo indietro per cogliere in flagrante l'anima di John Lennon, il cui trasloco dalla sibillina Inghilterra monarca alla diabolica America repubblicana, sopravvive nella metafora del tragitto degli emigranti sulle navi in partenza da Liverpool per New York City.


LENNON SOLO ALBUMS
- Trent'anni senza John Lennon sono sufficienti per dire che l'incontro con Yoko Ono fu decisivo per liberarlo dalla trappola idilliaca dei Beatles e cedere ai peccati creativi dell'identità graffiante del poeta musicista del '900, in cui arte,musica,visione e letteratura coabitano tutt'oggi con estrema armonia. Il Lennon solista degli anni '70 trasfigurò la beatlesiana Julia nella rabbiosa Mother; fu quello che, dentro il rinnegamento di God, ci infilò attraverso How do you Sleep? un ceffone al buonismo del compagno di merenda Paul McCartney; fu abile a trasformare una nenia pacifista come Imagine nel manifesto di tutte le generazioni che hanno fatto dell'utopia la propria religiosità; consegnò gli inni di Working Class Hero, Power to the People e Give Peace a Chance al popolo urlante che continua a chiedere giustizia; laicizzò il Natale con Happy Xmas (War is over), distogliendo il popolo yankee dai traumi del Vietnam; rimpastò lo sdolcinato sentimentalismo della ballata di Macca nella sobrietà accorata di Jealous Guy, Woman, Beautiful Boy.


DA MILANO A NEW YORK
- L'8 dicembre, a Milano come al Central Park di New York, vorremmo guardare il mondo con i suoi occhialini tondi, attraverso cui Lennon nascondeva la timidezza e dilatava la visione della vita e del mondo, nelle contraddizioni e nella fragilità che lo videro peccatore ed eroe; animalista convinto ed indossatore di pellicce lussuose; voce dei poveri mentre sguazzava nella ricchezza più sfrenata. Al di là dei paradossi dell'uomo, ci manca il John Lennon musicista e poeta, perché dai suoi graffi è germogliata una nuova filosofia, quella dell' “Immagina che...”, in cui il sogno è l'ultimo desiderio di un bambino che rende grande un uomo. E vorremmo che ciò accadesse ancora oggi, nonostante tutto.

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