Scacchi inglesi

"Maria Stuart" è in scena al Teatro Studio fino al 18 novembre con una convincente Anna Bonaiuto

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Napoli è venuta a Milano portandosi una storia inglese di metà cinquecento, narrata da un drammaturgo tedesco pienamente ottocentesco. Si capisce fin da subito che porre limiti all'allestimento di Maria Stuart del Teatro Stabile Mercadante in visita al Teatro Studio sino al 18 novembre non sarà cosa semplice.

SCHILLER AND THRILLER – Seguendo il filo del dramaturgo tedesco stavolta il potere mostra un suo volto inusuale ed ingannevolmente grazioso di due regine. Il conflitto tra Elisabetta e Maria, intelligentemente esteso su due palchi, esibisce per una volta ciò che la storia aveva negato: il carcere e il dolore della Stuart ed un'inedita Tudor che delega alle sue debolezze l’amministrazione della sua forza . Innescata dalla bravura di Maria, Frédérique Loliée (perdonate la facezia: che la Francia sia la nostra Scozia?), la pièce si completa in quella di Elisabetta, Anna Bonaiuto: eccellente nel portare in scena un potere che cerca nuove assonanze con terrore, nel tentativo di liberarsi dalla scomoda, pressoché totale, omofonia con dovere.

L'INGHILTERRA, UNA SCACCHIERA? – Se così fosse tutto risulterebbe più semplice, ricondurrebbe alla normalità persino il tabù della coesistenza delle due regine, ad un semplice conflitto. Ma nulla nella tragedia funziona così. Anzi, proprio sull'indeterminatezza delle informazioni essenziali, il giovane regista Andrea De Rosa costruisce tutto quanto di sconvolgente accade. Persino capire chi siano i bianchi e chi i neri è impossibile, esposti alla mercede di passioni d’ogni tipo, da qualsiasi punto li si guardi, tutti i personaggi offriranno prima o poi le proprie spalle allo spettatore. Se cinquecento anni non sono stati sufficienti a districare la complessità di un passato remoto, è naturale che nel dizionario che De Rosa ci propone presente ed enigma si sfiorino. Sino alla sinonimia.

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