Riflettere sulla non-conoscenza

Fahrenheit 451: futuro ipertecnologico, libri al bando, vigili del fuoco di nome Grisù. Allo Strehler fino al 10 febbraio

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Come le streghe e il frate filosofo Giordano Bruno nel passato, nella società di domani bruciano i libri insieme ai lettori. Necessità di memoria e valore della qualità, libertà di pensare e di confrontarsi, accesso alle grandi riflessioni filosofiche sono il messaggio dello spettacolo Fahrenheit 451 al Teatro Strehler.

I PROTAGONISTI: I LIBRI! - Un rogo post-moderno, in cui bruciano pensieri e parole antiche. La storia del pompiere Montag, un giovane fedele al regime, è lo strumento per narrare l'aridità in cui è sprofondata una società pervasa da programmi televisivi e non cultura. Il tono recitativo, voluto da Luca Ronconi, trascina per buona parte dello spettacolo le parole degli attori: battute allungate e volutamente arrotolate trasmettono il clima ovattato e di superficialità. Quando Montag incontra Clarisse, il mondo si illumina e si aprono squarci di vita alla lettura di pagine dimenticate.
L'oblio e l'abbandono ricreati dalle luci soffuse e le meravigliose macchine teatrali ricreano una scena perfetta per raccontare questa "caccia ai libri" da bruciare.

FUOCO E FUMO - In mezzo ai fumi che si alzano per la sala ed accompagnati dal rumore metallico di un pavimento a griglia, i carrelli elevatori spostano le scene e ricreano il salotto di casa con il sofà rosso oppure la caserma dei pompieri: originale trovata di design minimalista per il teatro! Tra le voci simili di tutti gli attori c'è una voce fuori dal coro, che non riesce a farsi incastrare dagli schemi teatrali di un regista tanto invadente sulla recitazione degli attori: Alessandro Benvenuti, nel ruolo del pompiere ex lettore pentito, dà al suo personaggio identità e vita. Benvenuti calca il palcoscenico riempiendo di forza e di sentimento il suo ruolo: voce inconfondibile e velocità recitativa danno ritmo e vivacità allo spettacolo, simpatica ironia e mimica facciale restituiscono ad una pièce innovativa un po' di tradizione classica italiana. Necessità di memoria e valore della qualità, libertà di pensare e di confrontarsi, rifugio ed abbandono ai sentimenti, possibilità di accedere alle grandi riflessioni filosofiche sono i messaggi conclusivi dello spettacolo. "Io sono Marco Aurelio!""Io sono Aristotele""Se vuoi conoscere il Don Chisciotte… posso ripeterlo!": in un mondo in cui i libri vengono arsi sul rogo pochi uomini-libro salvaguardano la memoria per trasmetterla ai posteri.

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