Nomade

Distillato puro di gioia di vivere e poesia in Nomade del Cirque Eloize allo Smeraldo

Lo spettacolo Nomade riesce a narrare la vita vagabonda del circo con poesia e naturalezza, a raccontare l’amore con la leggerezza del clown e dell’acrobata, a far amare la vita anche nella malinconia come solo il grande Chaplin ha saputo fare. Gli artisti del Cirque Eloize, al Teatro Smeraldo fino al 27 novembre, ci portano in una dimensione dove è possibile ritrovare la nostra essenza nomade, appunto, la nostra memoria persa e ritrovata in un dagherrotipo dove ammiriamo lontani parenti e cugini dei nostri nonni di cui si sono perse le tracce nelle migrazioni familiari di generazione in generazione.

Un lampo ed ecco apparire la gioia un po’ composta, un po’ buffa impressa in quei visi ritratti, tanti anni fa, da un fotografo sconosciuto e dietro quella foto di un matrimonio a cui nessuno di noi ha partecipato immaginiamo la festa, gli scherzi, i canti e i balli.

Sensuale e travolgente la regia di Daniele Finzi Pasca immette nel gioco circense una potenza narrativa di rara bellezza che seduce, commuove e trasforma ogni singolo artista in un nostro amico, in un compagno di strada dal quale al termine dello spettacolo non riesci a separarti e richiami in scena non solo per applaudirlo, ma per abbracciarlo. Abbraccio, che i latini chiamavano amplexus, significa congiungersi in una sola cosa, diventare uno con l’altro, questo accade assistendo a Nomade: ognuno di noi diventa l’angelo al trapezio, il funambolo, il giocoliere, il clown, l’acrobata e volteggia, volteggia, volteggia fino a quando le luci in scena non si spengono e ti ritrovi per strada cantando la canzone con la quale i tuoi fratelli nomadi ti hanno salutato, lasciandoti sotto un cielo che non era mai stato così infinito e con l’anima più leggera.

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