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Lo specchio del Diavolo

Vero e proprio "riflesso" della nostra realtà, sospesa tra cuore e denaro, quella di Ronconi allo Strehler fino al 19 maggio

"Gli dei sono impotenti ma gli uomini no". Con questa ultima battuta epigrammatica Luca Ronconi decide di concludere il suo ultimo spettacolo Lo specchio del Diavolo, in scena al Teatro Strehler fino al 19 maggio. Questa frase vuole significare apertura culturale e mentale, prima che vero e proprio invito al lavoro. La metafora dei due Australopitechi, proposta fin dall'inizio è sicuramente d'effetto. Lo spettacolo ci mette di fronte ad una scelta. Seguire i dettami dello "scimmione reazionario" che vive ancora sugli alberi e disgusta le novità tecnologiche e culturali oppure lasciarsi contagiare dal progressista, ormai "scimmione" tra gli uomini nel supermercato, con famiglia e tanto di carrello.

Chi si aspetta quattro ore (questa è la durata reale dell'allestimento) di
accuse unilaterali nei confronti degli Stati Uniti si sbaglia. Il maestro Ronconi mette in scena un testo di Giorgio Ruffolo, economista a tempo pieno, proponendo un interessante dialogo tra economisti, con il loro carico di conoscenza e materialismo e una serie di personaggi di "passaggio" sul palco, dal risparmiatore comune, all'immancabile comunista di turno, a premi nobel del calibro di Roegen o statisti come Nixon e Napoleone.

"Lo specchio del Diavolo" è diviso in tre quadri che trattano in modo diverso di come l'economia ha inciso su diversi aspetti della nostra vita, dell'umanità tutta s'intenda. Protagonisti di questa scena sono Adamo ed Eva, portatori dei problemi dei primi uomini fino alla rivolutzione agricola. Nel secondo quadro l'analisi si fa sempre meno ovvia ed entra in contatto con tematiche di finanza ed economia per le quali ci sarebbe bisogno di un buon manuale di politica monetaria. Fortunatamente i dialoghi sono calzanti e la mimica dei bravissimi attori aiuta alla comprensione. Protagonisti assoluti di questa scena sono i personaggi di John Law, creatore della carta moneta, del primo grande servizio bancario nonchè della prima grande truffa dell'era moderna.

Alla fine del quadro da segnalare l'"esilarante" monologo, ovviamente a 30 anni di distanza, di un Presidente Nixon ironicamente nelle vesti di Zio Sam, che cerca a tutti i costi, è il caso di dirlo, di bilanciare un dollaro con le diverse monete europee. Il filone di critica nei confronti degli States viene definitivamente a galla nel terzo quadro durante il quale l'economia è messo in relazione ad un tema attualissimo, la politica. Protagonista della scena è un demiurgo, alle prese con il suo pensiero. Si agita, si gira, si rigira sui problemi monetari del mondo e dell'Europa, non a caso gioca con un mappamondo gigante, in cerca di una via di uscita.

In conclusione la scena si strasforma nel campo di un ipotetica e fantasiosa partita a palla-mano tra Europa e Stati Uniti. La più numerosa compagine U.S.A., forte del Dollaro, sembra poter aver la meglio facilmente della giovane e numericamente inferiore Europa, e della sua monetina, felicemente impersonata da una tenera bimba. Ma non è così. A smentire l'opinione pubblica ci pensano i numeri spiattelati dalle croniste, in un simpatico siparietto che emula le classiche telecronache sportive.

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