Live. Appunti per un film sulla lotta di classe

Non è magia, è lotta di classe proposta in teatro da Ascanio Celestini

Letti che fanno sesso da soli, signore un po' bruttine e paffutelle che sfogano la propria frustrazione (o la nutrono forse?) guardando i programmi televisivi del pomeriggio o leggendo riviste femminili affollate di donne bellissime, perfette, che acquistano compulsivamente vestiti firmati, detersivi e chi più ne ha ne metta.

E poi un Dio burlone, vestito da Paperinik, incontrato per caso in un supermercato. Il ripetersi delle telefonate del call center. Ognuna due minuti e quaranta di deliri privati. Ogni delirio, un pomodoro. Ogni pomodoro, una storia diversa, o forse sempre la stessa storia: quella di un'umanità sbandata e confusa che compra a rate,vive in scatole di cemento prefabbricate e si identifica nelle star della televisione.

Un'umanità anestetizzata dal consumo, priva ormai di ogni residuo di coscienza di classe. Insomma  quel famoso "Produci, consuma, crepa" di ferrettiana memoria. Eppure resistere è ancora possibile. Come? Scivolando tra le ombre. Seminando il caos nel sistema come fa l'io narrante che passa attraverso le pareti, le cose, le persone in barba alle telecamere e ai vigilantes.

Questa signori è lotta di classe. Quella di Ascanio Celestini, invece, è classe artistica d'altri tempi.

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