Show

Le cinque rose di Jennifer

Il pubblico del Filodrammatici ritrova la drammaturgia contemporanea di Annibale Ruccello. Convincente la regia e l'interpretazione di Arturo Cirillo

RUCCELLO E NAPOLI -  Raffele Viviani ed Eduardo De Filippo avevano portato rispettivamente il dramma nel vicolo e nel salotto borghese. La nuova drammaturgia del compianto Annibale Ruccello, morto giovanissimo venti anni fa in un tragico incidente stradale, si rivela un teatro indagine nella Napoli sotterranea, contemporanea, viscerale dove chi si trova emarginato ha anche una precisa location geografica: il basso, i quartieri spagnoli.

LE CINQUE ROSE DI JENNIFER - Ospitato dal Teatro dei Filodrammatici con la convincente interpretazione e regia di Arturo Cirillo, Le cinque rose di Jennifer è una delle punte di diamante della scrittura dell’antropologo Ruccello che ha indagato senza peli sulla lingua il disagio, la solitudine, la follia intrappolata nella voglia di reagire. Il Protagonista Jennifer (Killer per condizione?), rappresenta il  mutamento vissuto nel microcosmo napoletano che ha visto "il femminiello" diventare "travestito" dell'epoca moderna, asfissiato dalla prostituzione per assogettarsi alla merce di scambio. Il travestimento diventa una necessità dell'essere per ritagliarsi un ruolo nella società e fuggire dal "ghetto": si immagina di essere donna, madre, moglie, si spera di poter essere felici con il proprio uomo, si è alla ricerca di una propria sessualità. Se lo spettatore del teatro Filodrammatici ha applaudito il testo di Ruccello, vedendolo come simbolo di un riscatto dell'omosessualità, non è così.

OLTRE IL SOTTOTESTO - Le cinque rose di Jennifer è un'indagine antropologica perfetta ed impeccabile su un processo, feroce istantanea della condizione dell'essere umano che trova punti di contatto con la nuova drammaturgia napoletana (Moscato, Silvestri, Santanelli) e con gli altri testi dello stesso Ruccello: dal dipinto storico di Ferdinando alla resa dei conti di Anna Cappelli fino ai monologhi di Mamma, dove la morte che diventa tragedia è sempre alle calcagna. In un video che ho dedicato al drammaturgo  in occasione del decennale della sua scomparsa, ho scritto come epitaffio: "Ad Annibale Ruccello, libero cantore di storie senza tempo". Questa convinzione resta ancora tale, in questa messa in scena dove Cirillo riesce a far rabbrividire, riflettere e divertire anche la diffidente platea milanese.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati