La Piramide

Scontri e intrighi, trasformati in feroce ironia

La Piramide di Copi, in scena al Crt fino al 22 dicembre, con la regia di Arturo Cirillo, racconta della fine di un mondo, una terra di nessuno in cui si ritrovano una regina inca, una pricipessa inca, un gesuita, un topo, una vacca sacra, un turista. Un gruppo di sopravvissuti, di cannibali che mangiano ogni cosa, finiranno per divorare ogni tipo di moralità, interpretando l'ultimo varietà possibile, quello della catastrofe.

Scontri e intrighi, trasformati in feroce ironia dall'autore trovano nell'ambientazione, una piramide, il giusto luogo capace di rimanere fuori dal tempo, riunendo il passato e il presente come solo il teatro riesce a fare. In molti punti, le scelte registiche prendono forza scenica dalle radici napoletane di Cirillo, ispirato chiaramente a una stuttura di commedia alla Eduardo De Filippo che coccolava il pubblico con un dialetto appetitoso come il napoletano, che qui rtroviamo sotto forma di piccole inflessione masticate dagli attori.

Un lavoro, quello di Cirillo, onesto e brillante, sporcato solo dal rumore di alcune idee registiche un po' troppo tradizionali per parlare dell'opera di Raul Damonte, in arte Copi, genio imperante, bizzarro e complesso. Le storie di questo autore sono comunque incredibili, ci portano in dono sapori assurdi e surreali dai concetti attuali, veri che riflettonomessaggi di grande umanità. Un uomo dalle infinite possibilità d'interpretazione, avendo vissuto con teatralità tutta la sua vita. Da scoprire!

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