La lunga notte del Dottor Galvan

Marcorè sul palco del Ciak incontra la scrittura tagliente di Daniel Pennac

PAGINE  DI PENNAC - Deliri in stile contemporaneo, senza storcere il naso, chiamando all'appello quel tanto di surreale che non guasta. La lunga notte del dottor Galvan è l'ennesimo racconto del fortunato scrittore francese Daniel Pennac, pubblicato in Italia da Feltrinelli con ampi consensi di pubblico. Portare Pennac a teatro significa trasferire un flusso logorroico di parole e riflessioni, inghiottite da un centrifuga, sul palcoscenico del Teatro Ciak fino al 12 novembre.

NERI MARCORE' -  Unico protagonista di questo lungo monologo è Neri Marcorè, che veste i panni di un giovane medico tirocinante alle prese con una serie di situazioni che sfiorano il paradosso, l'assurdo. La penna dello scrittore francese, imbevuta di humor tagliente, prende in giro e mette in crisi lo scientifico mondo della medicina, per non parlare della mala sanità: il problema riguarda i cugini d'oltralpe così come noi. Un mondo che a volte può toccare il limite dell'idiozia, dell'anormale. Il volto mimico di Marcorè, appena uscito dal successo televisivo della fiction su Papa Luciani, si presta bene al gioco per contribuire al successo di questo delirio contemporaneo. La regia di Giorgio Gallione si mette in una posizione tale da rendere tutto ancora più bizzarro e graffiante, metre la scenografia di Guido Fiorato traccia un percorso sinuoso tra letti e lettighe penzolanti, gabbia d'acciaio per il nostro Galvan.  

TUTTO IN UNA NOTTE – L'atmosfera è quella di una notte di plenilunio, perché un giovane medico ce lo avrà pure un sogno: diventare primario? "I ricordi mi ritornano all'occhio come scarafaggi...", esordisce Galvan. Basterà sognare di avere un mucchio di bigliettini da visita con il super titolo di "primario" per mettere a tacere la crudeltà della realtà e rimanere nel limbo dei sogni? Gli interrogativi sono tanti e a volte nel vertiginoso flusso del monologo restano senza risposta, con delle sospensioni che lasciano al lettore/pubblico la possibilità di lasciarsi andare. Molière avrebbe apprezzato certe atmosfere, certi ritmi quasi a voler significare che per affrontare determinate tematiche il tempo non denota differenza. Marcorè supera la prova - e gli applausi del pubblico lo dimostrano - correndo su e giù come un atleta da palcoscenico.

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