La Lauda di Francesco

Angelo Branduardi ritrova la spiritualità di Francesco D'Assisi e il Teatro Dal Verme sussulta dietro le suggestioni di uno spettacolo

LA LAUDA DI FRANCESCO - La Lauda francescana ha portato una grande rivoluzione: per la prima volta la poesia letteraria incontra l’intensità religiosa.  Francesco d'Assisi è stato un grande rivoluzionario perché ha rivestito di spiritualità il naufragio del potere ecclesiastico. "Corsi e ricorsi storici", ci ammonirebbe Gian Battista Vico perché certe cronache medievali sembrano ancora attuali. Angelo Branduardi porta sul palcoscenico il carisma e la santità di Francesco nello spettacolo La Lauda di Francesco, al Teatro dal Verme in favore dell'Opera San Francesco per i Poveri. Branduardi, da canturore intelligente, trova il giusto equilibrio formale e scenico per guidare tre attori e sette ballerini in questo viaggio. Peccato che gli attori non siano all'altezza del M° Branduardi e che quella recitazione troppo "enfatica" rischi di irritare lo spettatore.

DANZE, CANTI, COLORI -  Il menestrello milanese è la voce guida dello spettacolo, i cui brani sono tratti dal coraggioso album L'infinitamente piccolo. Ogni pezzo conquista , nella sobria esecuzione dal vivo, una luminosità compositiva sorprendente.  Il pubblico del Dal Verme ha sfogliato le pagine biografiche di quel Santo che, in bilico tra religiosità popolare e secolarismo prepotente,  è stato artefice di una rivoluzione copernicana all'interno della Chiesa. Il percorso musicale che Branduardi segue sulle composizioni letterarie di Francesco sottolinea la potenza della semplicità e la forza del miracolo, che abbandonato l'evento straordinario ed inafferrabile, si cala nel quotidiano: come ho già ribadito in altre occasioni, "l'infinito" rinasce "nel piccolo", nella misura millesimale dell'atto che diventa vita.

RILETTURA E VALORE - Nella rivisitazione branduardiana del Cantico delle Creature, è ancora più forte e suggestiva la grande protesta di Francesco verso l'oscurantismo del potere, la faida tra l'oppressiva sontuosità del latino e la spontaneità del nascente volgare (da cui sarebbe nata la lingua italiana), la voglia di ricominciare a dialogare con "le creature". Lo spettacolo, costruito su 12 brani (dal Canto XI del Paradiso a il Lupo di Gubbio, da Il sultano di Babilonia e la prostituta a Audite poverelle) valorizza tutti questi elementi ed è per questo che La Lauda di Francesco si dipana, non sulla "spettacolarizzazione" degli eventi, ma sul filo sottile che valorizza il contenuto e la profondità degli eventi. Alla fine dello spettacolo, lo spettatore lascia il Dal Verme con una speranza: si possono assottigliare  i confini tra razza e religione, la religiosità può ancora riappropriarsi di spontaneità e spiritualità. Cinque minuti di applausi e il menestrello regala una tenera sorpresa: fa cantare al pubblico del Dal Verme Alla fiera dell'Est, suo cavallo di battaglia.

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