La febbre sale al Teatro Smeraldo

Il musical cult "La Febbre del sabato sera", in scena fino al 14 ottobre, riscuote il consenso del pubblico milanese

In una perfetta atmosfera newyorkese anni ’70, su cui niente avrebbe da ridire persino John Badham in persona, va in scena nel cuore di Milano La febbre del sabato sera, il musical cult che dal 1977 detta mode e influenza stili musicali. Ad animare il sobborgo di periferia non è però John Travolta, ma l'incandescente Simone di Pasquale, campione della prima edizione di Ballando con le stelle. Accanto a lui, nel ruolo dell'affascinante Stephanie, la bellissima Hoara Borselli che, con i suoi abiti e la sua grazia, assicura alla componente maschile della platea una par condicio con il gentil sesso, totalmente rapito dai pettorali dell'italianissimo Tony Manero.

IL SOGNO AL DI LA' DEL PONTE - Fin dall'incipit dello spettacolo, il sogno, inteso come desiderio di felicità, emerge come tema predominante, trattato in modo antitetico. Da un lato viene presentata la vita di Tony, un ragazzo di periferia con un lavoro umile e una famiglia disgraziata sulle spalle, nell'altro vive invece Stephanie, ragazza istruita e di alto ceto sociale. Il ponte di Brooklin, infatti, da imponente costruzione ingegneristica diventa metafora di separazione e desiderio, realtà e sogno, delusione e soddisfazione. La potenza della musica fa sì infatti che questi due mondi lontani e contrari si incontrino nello stesso desiderio: vincere la gara di ballo. Questo, dal punto di vista del coreografo Mena Pasquale, è la spinta a inscenare passi di danza spettacolari eseguiti da un cast composto solo da ballerini professionisti. Niente è nell'aria della Big Apple come in quella del Teatro Smeraldo più importante delle musiche, che rimangono fedelissime all'originale grazie anche ad un eccezionale falsetto stile Bee Gees del trio dei parruccati Paride Max Giusto. Con le mitiche Stayin' Alive e Night Fever, infatti, la musica non si scatena solo sul palco, ma coinvolge tutta la platea.

SCONTRI E TV - La storia tratta anche di tematiche sociali come la violenza tra le bande, resa particolarmente bene nello scontro di ballo. E' una buona occasione di gustarsi splendidi passi a due in chiave latino americana. Infine, di particolare effetto comico sono le tante allusioni al mondo televisivo da cui vengono i protagonisti principali del cast. Interessante è la commistione tra i due generi con le taglienti trovate di Masciarelli. Un esempio per tutti è la chiamata al televoto a seguito della gara di ballo, dove la platea è invitata ad eliminare una coppia tra le finaliste. Grazie al connubio teatrale e televisivo di certi personaggi, Tony Manero in primis, tante sono nell’arco dello spettacolo le possibilità lasciate al teatro di ironizzare sulla più plastificata realtà televisiva. Una trovata anni 2000 che tuttavia non stona assolutamente con la “Manhattan Skyline” che si respira nell'aria.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati