Il grande croupier

Dagli studi televisivi Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, arriva sul palco del teatro Filodrammatici

E' vero che oramai il tubo catodico è diventato l'oracolo che prevede e gestisce l'onda del successo. Anche quei personaggi che abbiamo dimenticato, ritornano in televisione e riacquistano la popolarità perduta. Pensate ad Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, che ha un suo spazio nella storia della canzone melodica italiana ed ha ritrovato negli studi televisivi del programma "Affari tuoi" la chiave per riaprire la porta della popolarità, diciamo pure la chiave per rimettersi in gioco. Oggi mettersi in gioco significa rinchiudersi nella casa o in un'isola di un reality-show.

Ghinazzi, venendo dal mondo dei casinò - è risaputa la sua passione sfrenata per "il tavolo verde" - ama il rischio e tenta un'operazione alquanto spericolata. Diventare il protagonista di uno spettacolo ritagliato su misura che mescola due elementi: biografici e passione per la musica. Il grande Croupier, in scena al teatro dei Filodrammatici fino al 22 gennaio, è uno spettacolo fatto di parole e musiche che serve a Pupo per raccontarsi, per denudarsi dinanzi allo specchio dello spettatore teatrale. Qui non siamo in televisione e quindi non sempre il gioco vale la candela. Nel senso che sul palco non si può mentire, non si può sbagliare, perché non ci sono filtri.

"Il grande Croupier" assomiglia ad una sorta di terapia, un modo per esorcizzare paure ed allontanare errori dal passato. La malattia del gioco e l'assidua frequenza dei Casinò ha messo Pupo con le spalle al muro e gli ha fatto rischiare il lastrico. A bilanciare i quadretti drammatici ci sono sprazzi di ironia (Ghinazzi è davvero irresistibile quando ridicolizza il suo modo di cantare degli esordi) e di divertimento concatenati in un arcipelago di aneddoti tra il mondo dello spettacolo e la vita privata: dai sogni lasciati su una scalinata nel paesino toscano di Ponticino ad un treno pieno di sogni verso la Milano discografica assieme al suo compagno di sventura Beppe Tinti; dagli anni d'oro con la Baby Records alle tournée in Russia; dalla caduta degli anni novanta alla risalita degli ultimi tempi. 

Tuttavia, Ghinazzi ci ricorda che il suo mestiere è quello di cantare e che molte dei suoi successi si sono rivelati come ancora di salvezza da tutto il resto. Pupo pesca e ripesca dal suo repertorio ("Su di noi", "Un gelato al cioccolato"), ma anche da quello di altri cantautori come Gaber ("Far finta di essere sani"), Graziani ("Lugano addio"), Battisti ("La canzone del sole"), e De André ("Un giudice"). Tuttavia, l'ombra di giocatore incallito tra peccati e tentativi di redenzione ritorna a galla col brano inedito "L'Equilibrista" (prodotto da Claudio Mori, seduta in platea) per farci riflettere, per solleticare le contraddizioni che a volte imperversano nella nostra vita. Ad accompagnarlo sul palcoscenico ci sono  Marco Pezzola al pianoforte, Carlo Ballantini alla chitarra e Roberto Tiezzi al contrabbasso, immersi in una scenografia scarna.

Il grande croupier è stata "una scommessa" e per capire se ne è valsa la pena, l'ardua sentenza la affidiamo al pubblico pagante. I veri giudici sono loro assieme al botteghino, anche se poi questa regola non sempre vale. Lo spettacolo di Ghinazzi ci ha emozionato, ci ha sorpreso, ci ha lasciato un'impronta per rivelarci ancora una volta che "l'umiltà e la spontaneità" dell'artista sono ancora una carta vincente. E di mazzi di carte, Ghinazzi ne sa qualcosa perché qualche volta gli sono scivolati dalle mani.
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