Goldoni al Piccolo per una grande festa

Si spengono le candeline sul trecentenario goldoniano con la Comédie-Française e Milano applaude "Il Campiello"

Maggio è stato un mese importante per il Piccolo Teatro di Milano: 60 candeline non sono poche e di sogni ne sono passati dietro quel sipario da quel lontano 1947, quando Giorgio Strehler e Paolo Grassi decisero di fondarlo. Tutto è iniziato con tanto entusiasmo da una piccola sala di cinema che era stata la sede delle feroci torture nazi-fasciste e che poi diventò un teatro anticipatore dei tempi con 500 posti sempre esaurito.

TRECENTENARIO - In questo mese si festeggiano anche i 300 anni dalla nascita di Goldoni, di cui lo stesso Strehler è stato il maggiore interprete, con la messa in scena del Campiello, punta di diamante tra le varie celebrazioni goldoniane in calendario e la cui regia è stata firmata da Jacques Lassalle che si è avvalso degli attori della Comédie-Française, storica istituzione teatrale che dal 1980 è portavoce della cultura scenica francese.

GEMELLAGGIO CULTURALE - Al Piccolo Teatro Strehler c'è stata la presentazione della commedia goldoniana che è in scena nell'edizione francese dal 24 al 27 maggio all’interno del Festival del Teatro d'Europa. Presenti il regista Vassalle, la drammaturga Ginette Harry e il Direttore del teatro Sergio Escobar. Tutto ciò accade mentre all’Odéon di Parigi è in scena Il Ventaglio sotto la direzione di Luca Ronconi. Un grande gemellaggio culturale quello di Milano-Parigi, di cui il regista Lassalle è il primo ad andarne fiero:" Per me il Piccolo è la Mecca del teatro. Il nostro debito verso Strehler resta immenso, ma questo non fa di noi dei semplici imitatori, dei timidi discepoli: lo stesso Strehler ha aperto il futuro al teatro Goldoniano. Anche quando non sto lavorando a un suo testo, Goldoni è dentro di me e mi pone degli interrogativi.”

VERSI E RITMO - Non è stato facile infatti mettere in scena una commedia che presentava un testo in versi di difficile traduzione a causa dell'impossibilità di rimanere fedeli al significato di espressioni complesse che dal dialetto veneziano o dal toscano non trovavano un loro equivalente nella lingua francese. "Ciò che ci ha salvato - ci racconta la drammaturga Ginette Hardy - è stata la regia che ha trovato il modo di compensare la nebbia nella comunicazione.”

IL CAMPIELLO DEI BARBONI - Il mondo del Campiello è duro, analfabeta, offeso, appartenente agli esclusi e al lato scuro di Goldoni. Un mondo però filtrato alla fine da un occhio clemente e comprensivo che dopo il conflitto e il rifiuto trova comunque una sua pace, velata da nostalgia e quasi tenerezza. Questo è il miracolo goldoniano che attraverso i suoi personaggi rivela l’ambivalenza e la complessità di colui che Ginette Hardy definisce il genio delle differenze, della singolarità assoluta.

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