Giobbe Covatta

"Melanina e Varechina" in scena fino al 15 gennaio al teatro Ciak

Immaginate un grande Monopoli, ed immaginate che a partecipare a questo gioco ci siano due bambini, uno occidentale o meglio “bianco” e dall’altra parte uno africano, più precisamente “nero”.
Ora immaginate un grande dado con sei facce tutte con un unico numero sopra, il numero “uno” e immaginate di procedere senza troppe possibilità di casella in casella così come il dado lanciato vuole.
Ne viene fuori uno spettacolo eccezionale dal titolo Melanina e Varechina, che il protagonista Giobbe Covatta con ironia ed intelligenza estrema, usa come mezzo per raccontare e far capire quelli che sono i reali problemi, appunto senza “possibilità”, del continente chiamato Africa.

Lo fa facendoci ridere dall’inizio alla fine come sta nella sua bravura e nella sua comicità, ma lo fa spiazzandoci con cifre alla mano, cifre senza esclusione di colpi, che non danno troppo spazio all’immaginazione. Cifre vere, come quelle sulle mine, sulla fame, sulla povertà, sul tasso di mortalità e cifre comparate con quelle dell’altra parte del mondo, sulla ricchezza, sulla guerra preventiva, sulla prospettiva di vita nel benessere, sulla medicina.

Due mondi reali contemporanei che vivono perché uno riesce a farlo grazie alle spese e alle sofferenze dell’altro. Praticamente nascere nel continente nero è un gran casino, ma nonostante tutto si riesce a ridere e a fine spettacolo anche a pensare.
Dunque giocare a Monopoli non è la stessa cosa se sei nato a sud del mondo o a nord. Cambiano le regole, le responsabilità. Eppure i bambini sono tutti uguali, lo dice anche la carta dell’infanzia firmata da quasi tutti i paesi del mondo, ma come mai allora nessuno la rispetta?

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