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Ciao Smeraldo

L'ultimo saluto del Teatro alla città prima della chiusura. Addio allo storico palco milanese

Pezzi di sipario, pezzi di poltrone, pezzi di emozioni, pezzi di ricordi. È quanto rimane del Teatro Smeraldo oggi. Costretto a chiudere dopo settant'anni di attività, lo storico spazio di Piazza XXV Aprile questa sera aprirà per l'ultima volta le sue porte al pubblico. Prima del passaggio di consegne alla catena gastronomica Eataly: una notte bianca organizzata per cercare di trasformare in un commiato festoso quello che molti milanesi vivono come una grave perdita.

PROGETTI IN FUMO - "Questo saluto del Teatro Smeraldo ha il sapore di un addio più che di un arrivederci", commenta dispiaciuto il direttore artistico Gianmario Longoni. "Il progetto di una tensostruttura nell'area della Bovisa è sfumato perché il comitato del Parco Franco Verga l'ha giudicato non compatibile". E per ora è fermo anche il piano di costruzione di un nuovo teatro in muratura da 3050 posti nell'area Garibaldi-Repubblica, disegnato dall'architetto Pierluigi Nicolin. "Stiamo pensando a delle alternative, ma ormai è troppo tardi", spiega Longoni, "Un teatro non è solo uno spazio fisico, è costituito da una serie di legami personali e artistici". Come si è arrivati a questa situazione? "Da sempre lo Smeraldo è una struttura privata e, in quanto tale, non ha mai usufruito di finanziamenti pubblici: non si interfaccia con le istituzioni deputate alla Cultura, ma con il Commercio e l'Urbanistica", commenta il patron. Di certo questo è un periodo difficile per tutti i teatri, aggravato, in questo caso, dal lungo cantiere del parcheggio di Piazza XXV Aprile: "I lavori hanno influito sugli incassi degli ultimi tre anni: ben il 70% in meno", spiega il direttore.

IL VALZER DEGLI ADDII
- "È un lutto artistico per la città", commenta Teo Teocoli, intervenuto per il saluto finale allo Smeraldo. "Adesso si contano sulla dita di una mano i luoghi dedicati al cabaret, mentre negli Anni Settanta era diverso: nel tempo si è vaporizzato tutto. Il cabaret non deve andare in tv, deve rimanere a teatro". "Questa è una giornata dedicata alla cultura", interviene Franz Di Cioccio della PFM: "Qui ho visto i miei primi spettacoli, per Milano è una grande perdita: qui si sono avvicendati grandi interpreti. Con la PFM ci siamo esibiti molte volte ed era bellissimo: le poltrone erano poco distanti, sembrava di avere il pubblico vicinissimo". Un palcoscenico che è stato calcato da importanti artisti della scena italiana e internazionale: da Mina a Celentano, da Bob Dylan a Bruce Springsteen. Ma che ha anche ospitato vere icone meneghine come il compianto Gino Bramieri e gli spettacoli dei Legnanesi. E ancora, qui sono approdati celebri musical che hanno avvicinato il grande pubblico al mondo del teatro: da Gesus Christ Superstar a West Side Story, da Rent a Evita.

La platea completamente smontata, le sedie rosse accatastate negli angoli, un maxi schermo che trasmette le immagini degli spettacoli e degli artisti che sono passati per questo luogo: quel che resta è un grande senso di sconforto. Un pezzo di città se ne va. Un pezzo di memoria e di storia contemporanea. È questo ciò che si merita la cultura?
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