Show

Che cosa c'è di strano?

Il teatro musicale dal gusto retrò

Quanto erano belli gli anni ’80. Si respirava un’altra aria. Orde di yuppies scorrazzavano con il loro Rolex sul polsino, le giacche avevano le doppie spalline, impazzavano le soap-opera ("Dallas e Dinasty") e le telenovelas ("Anche i ricchi piangono" e "Cuore Selvaggio"), le radio trasmettevano Donatella Rettore, Viola Valentino, Sandy Marton, i Ricchi e poveri, Madonna ed altre meteore musicali e in tv imperversavano Marisa Laurito, Sandra Milo, Pippo Baudo, Raffaella Carrà.
Noi ragazzini ci appassionavamo ai cartoni animati (Mazinga, Goldrake e Lady Oscar) mentre nel mondo si diffondeva una nuova malattia: l’Aids. Quella stessa aria che si respirava 20 anni fa la si può assaporare in Che cosa c’è di strano di Gennaro Cosmo Parlato, al Teatro Ciak dal 28 febbraio al 5 marzo.

Lo spettacolo, dalla forte indole comica e nostalgica, si propone come una rivista dell’avanspettacolo. La scenografia è scarna ed essenziale, composta da una vecchia poltrona con abat-jour e da un carrellino-bar con sopra una radio.
I musicisti disposti in fondo alla scena, i lirici collocati a destra del palco e i trasformisti, creano, insieme a Gennaro, quadri di vita vissuta, esilaranti, brillanti, raffinati e irriverenti. Tutto il gioco si muove attorno alla voce di una macchietta post-moderna che con abilità dà sfoggio delle proprie capacità vocali.
Il coinvolgimento è assicurato. L’accentuata gestualità del capocomico-cantante, gli ammiccamenti e l’effetto eco accentuano la ricezione del testo e della musica e con l’abilità della trasformazione nulla è scontato ma tutto è un continuo divenire.

Il punto forte del revival sono le canzoni cult degli anni ’80 interpretate con nuovi arrangiamenti, i quali creano sonorità incredibili e atmosfere del tutto inaspettate, così si può assistere alla trasformazione della canzone "Donatella" di Donatella Rettore in un sirtaki, oppure "Comprami" di Viola Valentino in un bolero, "A lei" di Anna Oxa si tramuta in un brano country e "Non voglio mica la luna" di Fiordaliso in un tango.
Per tutto lo show la “diva” diletta il pubblico col canto e con il suo look semi-serio (frack, faccia ceronata, occhi ombrettati e labbra alla nipponica), delicato ma poderoso, in alcuni momenti lascia spazio all’interpretazione dei lirici-coristi, come nella canzone "Video killed the radio star" dei Buggles, e ai tre trasformisti-narratori, come nella canzone "Out there on my own" di Nikka Costa. Insomma uno spettacolo da vedere, da gustare, da respirare, per rivivere "la Milano da bere" e un’Italia in crescita economica.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati
  • ARGOMENTI