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Caligola

Corrado D'Elia dal palco del Libero consegna al pubblico milanese la migliore regia del 2006 e riscatta il teatro indipendente

CALIGOLA - "Finché Caligola è vivo, io sono alla completa mercé del caso e dell’assurdo, cioè della poesia". E' quasi profetico questo mucchio di parole estratte dal Caligola di Albert Camus. Profetiche nel tentativo dell'autore francese di volgere sempre lo sguardo all'universalità delle problematiche, di redigere nei piccoli strazi o tragedie quotidiane le tracce per ritrovare la riflessione sempre, nonostante siano passati più di sessanta anni dalla prima rappresentazione. E' ancora scandaloso azzardare che un tiranno possa provare dei sentimenti, che un imperatore "mostruoso" possa essere travolto dalla disperazione e dalla solitudine?

LA SFIDA DI D'ELIA - Corrado D'Elia torna sul palco del Teatro Libero con una straordinaria messa in scena dove il delirante grido del potere ci riguarda da vicino: il tempo si consuma senza sosta ma certe tendenze del genere umano persistono, a volte sfiorando l'atrocità. La regia geometrica e incalzante di D'Elia, congegnata sui ritmi ad orologeria della tragedia greca, non poteva che rendere tutto attuale: una vasca al centro della scena è riempita con sfere rosso fuoco ed evoca l'asfissiante ambiente delle nostre abitazioni dove è il design a farla da padrone. La mostruosità del Caligola di D'Elia veste in giacca, si muove con il passo di un alcolizzato ed ha il viso di un tossicodipendente, guarda diritto negli occhi chi gli sta di fronte, cerca di dominare a tutti i costi la scenografia essenziale di Fabrizio Palla, dove il bianco delle pareti si sincronizza sulle lancette della solitudine del personaggio. Siamo in una twilight zone, in un ambiente rarefatto che già presagisce la morte e il tragico finale: tutti i personaggi si aggirano sulla scena in un atteggiamento di sospensione. L'interpretazione di alta qualità dell'attore protagonista, che in alcuni momenti afferra a più non posso la padronanza tecnica acquisita alla Paolo Grassi, punta ad esternare le pene d'amore di Caligola, punta ad affermarsi come il ritratto del "dittatore moderno", che tenta di strumentalizzare media e valori ideologici. "Gli uomini muoiono e non sono felici" è la chiave di volta del percorso drammaturgico, dove la resa dei conti è la sfida dopo la caduta degli dei: neanche la "Trans-formazione" in Venere, tentativo vano di soggiogare la propria sessualità, può evitare questo smarrimento di identità.

LA MIGLIORE REGIA DEL 2006 – Corrado D'Elia ha offerto al palcoscenico milanese la migliore regia del 2006, e questo ci porta ad una riflessione. Il teatro può ancora essere di qualità se ci liberiamo di attori fantocci, al servigio del tubo catodico. Il teatro non è un reality-show, il teatro è altrove, fatto di uomini e donne che usano con armonia il diaframma per farci giungere la voce, lontani dall'isterismo del divismo dei nostri giorni. La compagnia, capeggiata dal bravissimo Gianlorenzo Brambilla, contribuisce al successo di questo spettacolo, degno di essere proposto ai festival  europei, meritevole di essere offerto ai diversi "pubblici", catturati in ostaggio dagli allestimenti noiosi che vediamo in giro. 

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