Recensione concerto Vinicio Capossela Milano

Vinicio Capossela, ginnasta della musica senza tempo

Al Carroponte, i suoni ellenici del nuovo album "Rebetiko gymnastas"

News
Musica
Vinicio Capossela è un uomo senza tempo. Un personaggio che riesce a racchiudere l'antico e il contemporaneo nel tessuto delle note. Domenica 22 luglio, si è presentato sul palco del Carroponte con una fedora chiara, la giacca scura posata sulle spalle, calze a righe e bretelle in vista. Accompagnato da un numeroso combo che vanta il suonatore di bouzuki Manolis Pappos, l'artista ha presentato i nuovi brani di Rebetikos gymnastas, vestendo la sua musica con abiti ellenici.

Il Rebetiko, genere musicale nato dagli strati emarginati della società greca, permea le parole del cantautore. Lo spettacolo si divide in tre parti. Nella prima emerge il Vinicio più nazional-popolare dei brani Con una rosa, Abbandonato e Non è l'amore che va via. La chiusura è affidata a Manolis con un pezzo strumentale per bouzuki, To minore tuo teke. Capossela osserva compiaciuto, si muove a tempo sorseggiando una birra. Al suo rientro, le lanterne e il cappello nero a tesa larga preannunciano l'arrivo del corpus più intenso. Forti contrasti d'ombra sul palco e nella musica. Il vello nero e i campanacci segnano l'inizio della catarsi. Brucia Troia, il canto pagano che affonda le radici nella mitologia ellenica, trasforma Vinicio nel Minotauro. Nascosto dalla maschera, guida i tarantolati del Ballo di San Vito verso l'apice dell'oscurità. Un momento di pausa segna l'inizio di un altro registro: la malinconia romantica del Rebetiko si impossessa del palcoscenico. Gli ampi spazi del Carroponte, adatti al gran numero di persone seguaci di Capossela non sono altrettanto adatti a quest'ultima parte. Immaginarsi un locale fumoso con le pareti grezze e noi seduti a un tavolino di legno sbiancato con un bicchiere di vino in mano, mentre lui canta, è il compromesso migliore.
© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati