Musica

Tuck & Patty

Al Blue Note arrivano due anime gemelle nella musica come nella vita

Quando Tuck Andress e Patty Cathcart salgono per la seconda volta sul palco del Blue Note, il pubblico intravede subito il loro albero genealogico e artistico: lui è cresciuto  a "pane e chitarra" all'ombra del blues e del country, lei a ritmi sfrenati di R&B e Rock 'n' Roll. Questa voce e questa chitarra, provenienti dalla West Coast americana, ti riportano inevitabilmente in quei luoghi. La vita è fatta di strane coincidenze. L'anno scorso, di questi tempi, ero su un autobus della Greyhound che mi portava da San Francisco a Los Angeles. Dalla radio uscì per caso un brano della celebre coppia californiana, che fece da colonna sonora a quel viaggio notturno.

Ascoltarli dal vivo nel tempio del jazz milanese è un'esigenza quasi fisiologica. Patty amplifica la sua voce calda e Tuck trasforma le corde della sua chitarra in una frenetica corsa verso un ventaglio di sonorità. Il pubblico riesce a starli dietro, con entusiasmo e attenzione, mentre gli sbalzi di dimensioni musicali differenti, rendono la performance davvero interessante: dal blues al jazz, passando per il gospel fino a sprofondare tra le braccia tribali dei suoni brasiliani e africani. "Ogni concerto diventa unico ed irripetibile grazie al feeling che si instaura con voi. Grazie per quello che ci state dando stasera", sussurra la voce solare e comunicativa di Patty. Lei sfiora il lirismo quando il suo compagno, nella vita come sul palcoscenico, accenna le curve sinuose del funky per approdare ad un arrangiamento in chiave blues di uno spartito di Santana.

L'armonia e il ritmo si assopiscono nelle ballate più soft, invase da una sottile linea di romanticismo. In scaletta ci sono anche "Time after Time",  "Wildflower", "My Romance", "I Wish" di Steve Wonder e "Take My Breath Away". Le ballate d'amore spingono molto nell'ultima parte del loro repertorio, visto che l' ultima fatica discografica è proprio "a Gift of Love", rivisitazione dei classici d'amore di tutti i tempi. E pensare che questo elegante duo di San Francisco nel 1989 è finito a suonare sul palco del Festival di Sanremo. Potrebbe sembrare un sacrilegio, ma senza perderci in buffi giochi di parole, lo rivendichiamo come uno strano "sortilegio" per dare la nostra definitiva approvazione che "le vie della musica sono infinite", su qualsiasi palcoscenico, davanti ad ogni platea che si rispetti, sul tappeto della musica che sguscia da un fremito, da una piccola emozione. Il concerto resta in programma fino al 22 aprile.

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