Recensione Concerto di Steve Winwood a Milano

Steve Winwood, questioni di stile

L'ex Traffic regala agli Arcimboldi una grande live session, piena di paesaggi musicali

Per alcuni è l’anima dei Traffic, per altri è "l'enfant prodige" dovunque si trovi e lo ha dimostrato il suo concerto agli Arcimboldi. Un sabato sera con Steve Winwood per sgranchirsi l'udito dalla solita pappetta e affiggere con quel "bravo ragazzotto" di Birmingham i poster musicali di più generazioni, quelle cresciute tra le anarchiche contaminazioni di blues, rhythm and blues, folk, rock e jazz. Forse ce lo saremmo goduti di più in uno spazio più intimo, tipo il Blue Note, ma l'approccio musicale di Winwood è così viscerale da farti scordare il luogo, da non farti percepire più il sedere sopra la seggiola.

QUESTIONI DI STILE - Palco deserto, senza smancerie scenografiche e con le luci concentrate sugli strumenti, tra cui primeggia l'organo di Steve. C’è Satin (Singe) che non si stacca un secondo dalle sue percussioni e Davide (Giovannini) che picchia duro sulla batteria; Paul (Booth) che armeggia il sax come se fosse un piffero magico e Tim (Cansfeild) che lucida la chitarra producendo note. Due ore di musica per una live session indimenticabile, che fa scivolare il pubblico degli Arcimboldi direttamente su una miriade di successi, alcuni scelti dai fan direttamente dal sito. Si diverte a mischiare le canzoni, pescando tra il recente album Nine lives e About Time, e poi indietreggia speditamente su Mr. Fantasy e Gimme Some Lovin'.

BYE BYE CD - L’ex Traffic è poco loquace col pubblico, ma tanto qui la questione è una sola: non c'è niente da dire, ma è tutto da ascoltare. Una bella lezione di stile e di musica, tatuata da una convinta sperimentazione. Del resto Winwood è uno di parola: da ora in avanti niente più cd, la musica solo su iTunes!

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