Atoms for Peace Recensione concerto

Se Thom incontra Flea...

L'Ippodromo si scatena per gli Atoms for Peace, tra brani intimistici e accenni dance

Quando l'aplomb inglese incrocia l'energia californania, è difficile restare indifferenti. Lo hanno dimostrato sul palco dell'Ippodromo del Galoppo Thom Yorke e Flea, a capo del supergruppo Atoms for Peace. Il leader dei Radiohead e il bassista dei Red Hot Chili Peppers hanno coinvolto e fatto divertire il pubblico milanese per quasi due ore insieme ai colleghi Nigel Godrich, Joey Waronker e Mauro Refosco, suonando i brani del primo album Amok, oltre a qualche pezzo da The Eraser, l'acclamato progetto solista di Yorke.

Sullo sfondo di una cornice geometrica e minimal, l'inconfondibile voce del frontman britannico intona Before your Very Eyes, e prosegue con brani introspettivi e malinconici, tra cui Ingenue. Sembra quasi di assistere a un rito tribale, con il cantante nel ruolo di un esile ma appassionato sciamano e i compagni intenti ad accompagnarlo con movimenti del corpo lenti e ritmati. Ed ecco che sulle note di
 Unless, l'atmosfera cambia: Yorke dà il via alle danze dimostrando insospettabili doti da ballerino e anche in platea si avverte il bisogno di saltare e alzare le mani al cielo. Flea non si smentisce e sembra contagiare l'intera band con le sue ipnotiche oscillazioni di testa e gambe, divenute un marchio di fabbrica fin dagli esordi con i Red Hot. Mescolando nuove tracce (la travolgente Dropped) a brani più conosciuti (And it Rained all Night, Harrowdown Hill, Cymbal Rush, da The Eraser), Yorke e compagni ripropongono ai fan il convincente mix di spontaneità ed esperienza che ha dato vita all'originale Amok e che ci si augura generi nuovi album (e live). Per ora, l'esperimento è da considerarsi perfettamente riuscito.   

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