Roberto Vecchioni trionfa al Festival di Sanremo

Milano festeggia la vittoria di un suo grande cantautore e della sua "Chiamami ancora amore"

Un Festival di Sanremo da dimenticare il prima possibile: pessima la conduzione di Gianni Morandi e la ridicola intervista a Robert De Niro, canzoni di routine, show noioso a parte i siparietti divertenti di Luca & Paolo, e poco spazio ai giovani, le cui canzoni venivano mandate in onda a ridosso della mezzanotte. Forse meglio così, perché le nuove leve sanremesi sono state così deludenti, tanto che l'unica scelta opinabile poteva essere lo swing jazzato di Raphael Gualazzi, il nuovo figlioccio della scuderia Sugar di Caterina Caselli. Per Milano è festa ed è un vero trionfo all'ombra della Madonnina, perché neanche il fantomatico televoto è riuscito ad ostacolare la vittoria di Roberto Vecchioni. Il cantautore milanese della vecchia guardia ha messo d'accordo vecchie e nuove generazioni, spopolando con la sua Chiamami ancora amore persino sulle bacheche di Facebook e la timeline di Twitter.

YANEZ
- Certo che sulla vetta sanremese, assieme alla radiofonica e travolgente Arriverà di Emma e i Modà, ci sarebbero dovute essere anche la Yanez del folk-singer lombardo Davide Van De Sfroos e i Tre colori di Tricarico. La canzone che vince la 61a edizione del Festival di Sanremo rimette in gioco l'alchimia che fa di un cantautore il poeta e il cantastorie, tra la forza della melodia e la voracità delle parole. Chiamami ancora amore del prof. Vecchioni è un inno alla vita, un canto all'amore, ma allo stesso tempo un manifesto della libertà contro le dittature invisibili che stanno trasformando il nostro vivere quotidiano in un inferno, dove alle "idee" vengono spezzate le ali.

MISSIONARIO SOCIALE - Una canzone può rimettersi i guanti da missionario sociale? Forse sì, se a veicolare ci sono cantautori intelligenti e profondi come Vecchioni, da sempre al fianco dei giovani, per cui non sono mai diventati vintage, persino quando i bookmaker "webbisti" davano ad un passo dalla vittoria il brano Bastardo della Tatangelo, che avrebbe trasformato l'Ariston nel palco equestre del karaoke. Il trionfo del cantautore milanese a Sanremo segnala la voglia urgente di tornare a pensare, perché no, anche con le canzoni.

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