Pino Daniele

Incanto musicale allo Smeraldo: da "Quanno Chiove" a "Yes I Know My Way" e Napoli rinasce Principessa del Mediterraneo

IGUANA CAFE’ TOUR - Il palco del teatro Smeraldo si trasforma nell’Iguana Café, un luogo musicale a limite dell’utopia dove si incrociano diverse essenze musicali: la melodia che si sparge nel Mediterraneo, il ritmo latino che pulsa controcorrente, e la forza del blues che scodinzola con i suoi tempi. Pino Daniele, in una vellutata atmosfera teatrale, ripercorre il viaggio della sua carriera musicale. La musica è davvero un linguaggio universale che unisce i popoli più disparati.

UN BLUESMAN NAPOLETANO E LA SUA CITTA’ - Due ore di concerto per iniziare daccapo, senza l’asfissiante punteggiatura della nostalgia, e ritrovare il fermento culturale e musicale che esplose nella metà degli anni settanta all’ombra del Vesuvio. Quando Daniele canta “Quanno Chiove” e “Appocundria” si sente in filigrana un periodo davvero creativo per l’universo artistico partenopeo. Prima che Daniele arrivasse, c’era già stata l’archeologia della tradizione popolare di Roberto De Simone e della Nuova Compagnia di Canto Popolare; c’era già stato il folk mitologico di Peppe e Concetta Barra; c’erano già state le prime scorribande musicali di Edoardo ed Eugenio Bennato; si avvertivano le prime percussioni ribelli di Tony Esposito e Tullio De Piscopo. Mancava il blues, mancava uno sguardo che si aprisse al Mediterraneo, che confermasse Napoli come ombelico di questo bacino, misto di culture e tradizioni. Il primo Pino Daniele è stato questo e non solo. Quando canta “Napule è” e “Yes I Know My Way”, qualcuno in sala si sarà ricordato di quando le nostre mamme alzavano al massimo il volume della radio e usavano le canzoni di Pino Daniele come scudo, per non far sentire a noi bambini gli spari fuori, quelli che puntellavano la scalata della Nuova Camorra Organizzata. E’ una pagina di storia drammatica che non può essere rinnegata, perché il percorso provocatorio di Daniele, a volte anche pieno di contraddizioni in una zona stagnante (“Pigro”, “Dubbi non ho”, “Io per lei”), è servito a rammentarci che Napoli non è stata soltanto “pizza, spaghetti e mandolino”. L’elogio dissacrante della pazzia, l’applaudita “Je so’ Pazzo”, mette in equilibrio ancora le tensioni irrisolte di ieri e di oggi, l’esigenza di chi non vuole stare zitto e vuole parlare senza peli sulla lingua.

PINO DANIELE E IL PUBBLICO DELLO SMERALDO - Ad accompagnarlo in questa avventura ci sono il pianoforte suadente di Gianluca Podio e il basso brasiliano di Alfredo Paixao: il pubblico dello Smeraldo non resiste alla tentazione di cantare “Quando” (il nostro pensiero è rivolto al compianto Troisi), “Invece No”, “Mareluna”, “Anna Verrà”, “Che male c’è” e “Io per lei”. Il pubblico applaude e si gode questa atmosfera, respirando l’aria di chi vuole nutrirsi di emozioni, farneticando un pensiero. Per due ore di concerto Napoli è tornata ad essere da “Cenerentola”, l’indiscussa “Principessa del Mediterraneo”. E il contributo di Pino Daniele in questo passaggio è stato confortante.

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