Pearl Jam

Nel live la rabbia di un sogno fallito e un ardente desiderio di pace

IL RITORNO - Due ore di puro rock. Questo lo spettacolo che hanno regalato i Pearl Jam in occasione del concerto del 17 settembre al DatchForum di Assago. Sono passati già sei anni dall'ultima volta in cui la band statunitense ha suonato per i suoi fan milanesi, sempre al Forum. Dopo già 15 minuti di concerto, la prima cosa che dice al microfono Eddie Vedder è: "Vi abbiamo pensato tutto il tempo". L'italiano stentato unito all'amore incondizionato del pubblico accende il palazzetto gremito.

IL LIVE - Ore 21.05. Puntualissimi. Si comincia. Il set up comprende, oltre ovviamente a Vedder (voce e chitarra), Stone Gossard alla chitarra, Jeff Ament al basso, Mike McCready alla chitarra, Matt Cameron alla batteria. I grandi successi si mescolano ad alcune canzoni del nuovo album (Pearl Jam, maggio 2006), come ad esempio i grintosi singoli Life Wasted e World Wide Suicide, in un fluido emozionale e adrenalico che non concede pause. Le canzoni oscillano tra la rabbia di un sogno americano ormai fallito, un ardente desiderio di pace e momenti di puro amore e malinconia. La sensazione è quella di entrare in un vortice, che non ti frulla, ma ti conduce in un climax energetico esponenziale finchè arrivi che sei stremato. " Milano, di tutti i live che facciamo, ha il pubblico che canta meglio!", e i diecimila presenti cantano ancora più a squarciagola. La maestria di questi musicisti, sulle scene da ben 25 anni, lascia senza fiato; gli assoli di Cameron e Gossard rapiscono. Così pure l'incredibile estensione e modulazione della voce di Eddie, che vola leggera tra brani spinti e ballate dolcissime.

IL FUTURO NON E' BLACK - Con Black si raggiunge la vetta: il coretto del pubblico va all'infinito, le luci si accendono ad illuminarci tutti, è Eddie questa volta ad applaudire. La splendida Rockin' In The Free World di Nel Young è fulminante e coerente. Peace. Questa è l'ultima parola che Vedder regala ai suoi fan. Stremati, sudati, ma caricati a dovere. Nella speranza che la prossima volta non si debbano aspettare altri sei anni.

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