Mudhoney, spirito grunge

Il rock Made in Seattle rivive sul palco del Bloom

La retorica non serve, parlano i numeri: il Bloom è sold out. Poco lo spazio vitale, anche applaudire richiede un notevole sforzo fisico. Nella serata del 21 maggio, il locale di Mezzago ha ospitato sul suo palco il rock adrenalinico dei Mudhoney. Coordinate spazio-temporali: Seattle, 1988. Il sound che verrà conosciuto come grunge si sta formando, mescolando blues rock, punk e chitarre distorte. Leggenda vuole che sia proprio Mark Arm, cantante e chitarrista della band, a coniarne il nome.

Venticinque anni dopo, quella musica ha ancora la stessa onda d'urto. La voce di Arm, il suo tono sprezzante e urlato, cavalca una scaletta densa che attraversa i dieci album pubblicati dai Mudhoney. Il pubblico si lancia nelle richieste: "Touch me I'm sick", si sente urlare più volte, e quando - a metà concerto - arriva la devastante intro, l'energia si propaga velocemente. I ritmi sostenuti e corposi rallentano, avvolti nelle spire della sezione ritmica con When tomorrow hits e Mudride. L'oblio è a pochi passi, un'ora e mezza di musica che si chiude con due cover d'eccellenza come Hate the police e Fix me. Il distacco è difficile e altrettanto intenso. I Mudhoney hanno ancora molto da insegnare. L'unica pecca, se vogliamo chiamarla così, è stata affidare l'apertura ai Non. Il curioso e colorato duo electroclash si esibisce con fervore, senza però ricevere il benestare del pubblico.
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