Recensione concerto Melt Banana - Milano

Molto noise al Leoncavallo

Una tripletta "rumorosa" (nella migliore accezione): Melt Banana, Bologna Violenta e Psychedelic Desert

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Sabato 18 settembre. Il Leoncavallo è ancora tranquillo, in fondo sono appena le dieci di sera, e i Melt Banana suoneranno almeno tra un paio d'ore. Nel salone si aggirano i musicisti, c'è anche una donna in kimono che si scopre essere la cantante e programmer dei Psychedelic Desert, la prima band della serata. L'act è sostenuto da pc e chitarra elettrica, il risultato è una musica penetrante, la voce metallica ed "effettata" sembra uscita da un videogames alterato. La stratocaster insegue distorcendo il segnale. Un mash up di tradizione e culture musicali che lascia storditi.

Dal Giappone si torna in Italia con Bologna Violenta, la faccia grindcore di Nicola Manzan (anche chitarrista del Teatro degli Orrori). Giocando con campionamenti strumentali e vocali (di frasi scioccanti) crea un immaginario inquietante. I brevi frammenti musicali sono assaliti durante il live dalla chitarra, portata all'estremo delle sue possibilità come testimoniano due corde saltate in contemporanea, e violino. Capacità strumentali e mimica sfacciata sono i veri punti di forza. Dopo il cambio palco le luci svaniscono d'improvviso. L'attacco sonoro è devastante. Due luci da minatore, quelle che ci sono sui caschi di sicurezza, sono l'unica fonte luminosa sul palco. Ai programming Yasuko e Agata iniziano a testare il pubblico. La curiosità si scioglie con le luci rosse e l'apparizione di bassista e batterista. I Melt Banana sono al completo e le orecchie sono pronte alla battaglia. La chitarra di Agata, supportata da una sessione ritmica decisa e martellante, costruisce un muro di suono notevole. La voce di Yasuko segue le esplosioni sonore e le carica ulteriormente, mentre nel ringraziare il pubblico in italiano svela un simpatico accento che smorza l'aggressività musicale.
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