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Ministri

On stage al Circolo Magnolia, "la festa in casa" della band

Sui social network lo avevano detto: "Sabato facciamo una festa in casa. Citofonare Ministri", con tanto di locandine lo-fi e festoni da compleanno delle medie. Al Circolo Magnolia, però, la sera del 6 luglio, devono averli presi veramente in parola: si è presentata tutta la scuola. Nell'area davanti al palco grande, oltre tremila amichetti felici e scatenati come quando manca la maestra. In regalo per i festeggiati il cuore di una fanbase ormai fedelissima, piazzata davanti al palco, a versare fino all'ultima goccia di sudore.

COMINCIA LA FESTA - A inaugurare il party, il gradito ritorno di Bugo, che per l'occasione si presenta in acustico per un set che ripercorre in modo trasversale quasi tutti gli album di una carriera ormai ultradecennale. Le ballate struggenti, in unplugged sicuramente più efficaci di altri successi più sbarazzini e ritmati, generano nel pubblico una specie di effetto-molla: più si rincorrono gli arpeggi lirici e dimessi, più cresce la voglia di chitarre distorte e colpi di grancassa.

I MINISTRI AI MINISTRI - E così appena Dragogna e compagni arrivano sul palco con le divise d'ordinanza e attaccano la base ritmica di Tempi bui, si sente proprio un effetto catartico, come di sfogo. Sensazione che durerà per tutto il live, nei controtempi fulminanti di Michele Esposito alla batteria, nelle plettrate corpose di Effe Punto e nelle urla di Divi, assoluto padrone del palco. In scaletta molti brani del nuovo Per un passato migliore, che dal vivo sublima la sua missione artistica: restituire i Ministri ai Ministri, recuperare quel sound grezzo, tutto sangue e sudore, che trasudava rock&roll dalle tracce dell'esordio I soldi sono finiti. Missione compiuta. Il meccanismo funziona: tutta roba nuova, ma fatta bene come le cose di una volta. E quegli sparuti spunti elettronici di qualche anno fa, pur comprensibili nel tentativo di rinnovamento, sono ormai un ricordo lontano.  

IMPATTO SONORO, ENFASI EMOTIVA - A metà concerto l'empatia con il pubblico è ormai un fatto di chimica e, perché avvenga la reazione, serve solo il contatto. Così Divi canta l'ultima, straziante, strofa de Il bel canto con la schiena sulle braccia alzate del pubblico che lo sorregge sulle caldissime note di violoncello di Mattia Boschi dei Marta sui Tubi (guest star mai così opportunamente nel posto giusto al momento giusto). Il finale è un omaggio ai classici con l'immancabile chiosa di Abituarsi alla fine, ormai titolo di coda di tutti i live. Marchio di fabbrica di quella che, in termini di impatto sonoro ed enfasi emotiva, si conferma una delle migliori live band italiane.

Scuola finita, esame passato, tutti promossi. Fossero tutte così le feste delle medie...
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