Musica

Milva canta Merini

Sul palco della Festa dell'Unità al Mazda Palace una cantante incontra una poetessa

Le pagine di una poetessa a volte possono essere agghiaccianti perché mettono in gioco una vita fatta di piccoli passi in equilibrio tra follia e disperazione. I versi di Alda Merini ti sfilzano l'anima, ti fanno ritorrnare l'occhio indietro ogni volta che ingoi con avidità un verso perché quel verso non vorresti mai perderlo, non vorresti mai che sfuggisse dalla mente.

Le canzoni di una grande interprete italiana come Milva possono diventare tappeti su cui trasportare piccole o grandi storie, sfidando ogni limite dell'immaginazione, palpando ogni gorgheggio che arriva diritto verso l'ascoltatore e si dissolve come una nuvola nella tua vita. Ed è proprio questa percezione che forse concretizza un delizioso sodalizio artistico: quello tra la "pantera di Goro" e "la poetessa di Milano". Due donne allo specchio per ritrovarsi sulle tavole del palcoscenico in uno degli spettacoli più belli dell'ultimo decennio: Milva canta Merini, un incontro musicale introspettivo dove i versi della Merini trovano sulle esaltanti musiche di Gianni Nuti e nell'anima della voce di Milva la spinta necessaria per aggiudicarsi un posto nella costellazione dell'eternità.

E così i versi di "Sono nata il 21 a primavera" diventano un certificato di nascita intenso e commovente con l'interpretazione della cantante di Goro che si sofferma sul "non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta". Se "Nella notte che geme il tuo patire" rivitalizza i canoni dei sentimenti magistrali e dell'amore, con la spiritose "Gli inguini" e "I sandali" si ritrova dietro la metafora la libertà dell'epressione.

Quando Alda Merini sale sul palco del Mazda Palace c'è un'irrefrenabile standing ovation. La poetessa milanese si mette in gioco e si diverte a fare la parte della comica mentre Milva le fa da spalla con il rispetto e la riverenza di un'allieva. Il momento più commovente è quando la Merini recita "Le mura di Gerico", punta di diamante della sua antologia poetica, dove gli anni trascorsi in manicomio ritornano come ombre senza tempo. Applausi interminabili fino alla grande performance di Milva con l'interpretazione di "Albatros", dove il suo corpo diventa leggero come una libellula. "Ma anche distesa per terra io ora canto per te le mie canzoni d'amore" diventa così il sigillo di una serata da brividi, quella del 12 settembre, che il pubblico della Festa dell'Unità non dimenticherà facilmente.

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