Mike Stern

Mani sulla chitarra, testa nel sax

Dice Mike Stern di se stesso “il mio stile musicale si è modellato su ciò che ho ascoltato”. Ma che cosa ha ascoltato Mike Stern?
Da ragazzo, ha ascoltato Jimi Hendrix, B.B. King ed Eric Clapton. Come tanti altri ragazzi della sua generazione amava anche i Beatles e i Rolling Stones. Come tutti cercava di tirare giù le frasi più interessanti dai dischi che aveva in casa. Poi a 18 anni e’ andato al Berkelee college e ha incominciato a studiare duramente con Pat Metheny come insegnante. Ha studiato Wes Montgomery e Jim Hall, ma non si e’ limitato a questi. Trovava che il fraseggio del sax fosse piu’ fluido di quello della chitarra e ha incominciato a trascrivere i soli di John Coltrane. Non solo quelli incisi sui dischi ufficiali come Impression o Giant Steps, ma anche i soli incisi sui dischi registrati clandestinamente dal vivo al Village Vangaard di New York. In quelle situazioni Coltrane si lasciava andare di più. E a Mike piace lasciarsi andare. Sul palco e nelle incisioni.Cerca compagni di band che pure si fanno trascinare dal furore dell’esecuzione.

A 22 anni con I Blood Sweet & Tears. A 26 anni con Billy Cobham. A 28 con Miles Davis per tre anni e tre dischi. Poi  9 dischi a suo nome, tre dei quali hanno avuto una nomination al Grammy. Una molteplicita’ di collaborazioni con musicisti a lui affini come i sassofonisti Michael Brecker e Bob Berg e con musicisti provenienti da altri mondi  musicali come il percussionista Arto Tuncboyaclyan e la vocalist Nusrat Fateh Ali Khan.Questa sera il Blue Note ci permette di avere qui Mike Stern, a tre metri di distanza accompagnato dalla batterista Kim Thompson, dal bassista Chris Minh Doky e dal collaudato Bob Franceschini al sax tenore. La chitarra di Mike giace sdraiata sulla moquette che ricopre il palco. In prima fila una serie di pedalini Boss. Neanche l’ombra di un leggio o di uno spartito. Mike arriva sul palco senza farsi attendere e inizia a suonare e a  contorcersi come una rock star, ma guardando con complicità la band come si usa tra jazzisti. Dopo un paio di brani tiratissimi  ci propone “Avenue B”, tratta dal suo ultimo album “ These Times”. Inizia alla Pat Metheny per diventare strada facendo un po’ Hendrix e  proseguire a modo suo . L’ impasto sonoro con il sax di Bob Franceschini è molto efficace. Mike si diverte. Bob è serio e concentrato. Gli altri due ancora di più.

Mike si scatena in un brano accompagnato solamente dalla batterista. Ci fa capire di aver assimilato tutto cio’che vale la pena di assimilare. Da Hendrix a Metheny. Da Davis a Coltrane. Mike dichiara di studiare ancora oggi ogni giorno le frasi di John Coltrane o di Bill Evans. Un musicista che non si sente arrivato e che ha ancora la voglia e il talento per farci sentire cose nuove.
Giudizio finale? Sconsigliato solo ai puristi che ritengono che la chitarra jazz sia morta con Wes Montgomery.

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