Marc Ribot e Vinicio Capossela

Una strana coppia in concerto al Castello di Vigevano

COME LEVAR AL FIORE IL SUO PROFUMO - Cappello rosso alle tastiere e alla batteria, berretti neri ai fiati e al contrabasso, voce roca e trasformismo: ecco gli ingredienti per una ricetta musicale al Castello visconteo di Vigevano.
Suoni che si fanno rumori, voci che gridano, personaggi di una farsa cruda e grottesca alimentano il palcoscenico di variazioni sceniche spettacolari.
Una luce crepuscolare riempie il cortile del castello e l'atmosfera tetra e cupa si fa più sinistra al cospetto delle luna. Il "Cavallo di Troia", la testa del minotauro sono i miti dei "figli di Adamo ed Eva". Il concerto si snoda tra ritmi tribali e caroselli; le parole sono quasi un pretesto ironico e buffo, crudo e graffiante.
Batteria e contrabasso dialogano alla maniera jazz e sax e tromba accennano a virtuosismi sonori: Vinicio indossa il colbacco!

MARC RIBOT - il silente regista della serata. La chitarra di Ribot è la malga sgusciante che si insinua tra cha cha cha e fusioni mediterranee. Piatti cinesi e il Maraja accendono la scena e lasciano spazio alle danze balcaniche tra il pubblico. Mani veloci al pianoforte e dita decise su una chitarra dal suono diretto e sporco spaziano tra jazz e blues.
Vinicio passa dal virtuosismo musicale alle variazioni stilistiche con la voce, le mani e lo show e, infine, stupisce con voce romantica. Berretto bianco e tango, atmosfera newyorkese e fraseggi alla chitarra è dialogo divertito tra professionisti: è musica spezzata da asincronie musicali, suoni accarezzati dal vento e spezzati nel turbine emotivo.

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