Musica

Magnolia Parade: electro rocks!

Racconto in pillole del festival musicale giorno per giorno

Le molteplici sfumature della musica, quella elettronica, si sparpagliano sui quattro palchi e dancefloor del Circolo Magnolia. Un'overdose musicale lunga tre giorni, questo è la Magnolia Parade.

DAY 1 - La prima giornata si distingue per una selezione diversificata tra lo sperimentalismo concettuale dei Shipwreck Bag Show all'elettronica spinta dei Victeam. Piatto forte della serata sono i Crystal Castles, duo elettronico che palpita grazie al carisma e alla follia di Alice Glass. Vocalmente non porta nulla ma la sua aura scura travolge. Musica coinvolgente e martellante, per questo lo chiamano il punk degli anni. Salgono sul palco i 2 Many Djs, altra portata prelibata, e salta la corrente. Solo il Park Stage resiste, probabilmente grazie ad un generatore esterno. I pionieri del mash up, una volta ripristinata l'energia, seguono con un dj set dai beat pressanti durante cui scappa anche un omaggio, debitamente rimescolato, ai Chemical Brothers con Hey Boy Hey Girl. L'afflusso di persone, migranti da un palco all'altro,sembra non avere mai fine. Poi le quattro arrivano in fretta. Anche troppo.

DAY 2 - Si respira rock. Il secondo giorno sono le band ad occupare la maggior parte delle scalette. Sulla collinetta c'è lo zampino di Rockit e si sente. Energia e ironia con i Deluded by lesbians, l'indie punk dei Curly like Maria oppure le sfumature brit di The Record's. La musica dei Jules not Jude inizialmente culla, come le amache dell'area chillout, ma riserva sorprese. Sul Big Frog aprono la serata i Fratelli Calafuria, personaggi musicalmente divertenti. A loro succedono Il Teatro degli Orrori con una scaletta ristretta ma non meno emozionante. Vedere un bambino sulle spalle del padre cantare il verso finale di È colpa mia, "figlio mio ci pensi un giorno tutto questo sarà tuo", rassicura sul fatto che le nuove generazioni sapranno ancora apprezzare la musica. Lo spettacolo continua con i Bonaparte, un collettivo di performer e musicisti di stanza a Berlino. Il sound ricorda i Beastie Boys, un rock bastardo con cadenze rap, niente di nuovo insomma. A dare il plus alla band ci sono una serie di performer che colorano il palco, maschere e travestimenti, un apparato visivo provocatorio e irriverente che rende il concerto un vero e proprio spettacolo. Sulle bocche di tutti c'è il nome di Alex Kapranos, frontman dei Franz Ferdinand, che si presenta in veste di dj. La selezione si discosta molto dal gusto della band, solo qualche schizzo in un mare di electropop. 

DAY 3 - L'ultimo giorno chiude con un'elettronica che mostra le sue due facce: da un lato i beat house, dall'altra il rigore minimale. Nel mezzo gli ibridi, le creature che sfruttano il suono ricostruito come base per strumenti reali, per infittire la trama sonora. In questa categoria rientrano Who Made Who, trio danese, che si collocano nella scia dei Franz Ferdinand fino ad assimilare (ed assomigliare ai) Goldfrapp. È sabato e le persone sembrano spuntare ovunque, per lo più sono concentrate tra Big Frog, dove vanno in scena i Motel Connection, e Park Stage curato dalla crew di Rebel Motel. I primi, anche grazie alla presenza di un frontman come Samuel conquistano il pubblico. Un suono che fa incontrare animo rock ad una struttura electro fornita da Dj Pisti e rafforzata dal basso di Pierfunk. L'adrenalina scema con l'ingresso di Apparat. L'indole è diversa, ipnotica. Poche semplici azioni costruiscono paesaggi spesso inquietanti. L'occhio, vigile e onniscente, proiettato sul palco è citato e reiterato fino allo sfinimento delle casse. Alle 2.30 tocca ai Bookashade, un dj set che trasforma il Magnolia, per l'ultima volta in questa edizione 2010, in un enorme dancefloor. Schizofrenico, affollato, colorato e, si spera, attento musicalmente. Appuntamento all'anno prossimo.

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati