Lucio Dalla, Caro amico ti scrivo

Lucio Dalla, caro amico ti scriviamo

Addio al grande poeta musicante di "Piazza Grande", "Caruso" e "L'anno che verrà"

La notizia lascia tutti increduli e sembra uno scherzo di cattivo gusto. È morto Lucio Dalla, stroncato 
da un infarto in Svizzera, l'1 marzo. La scomparsa improvvisa del cantautore bolognese corre veloce sul web e le testimonianze di affetto sui social network dilagano sulle timeline di Facebook e Twitter.

GLI ESORDI JAZZ - Lucio Dalla, che avrebbe compiuto 69 anni il prossimo 4 marzo, si è spento nei pressi di Montreux, culla di uno dei festival di jazz più famosi d’Europa. Che strana coincidenza: la sua carriera è cominciata proprio sotto le stelle del jazz assieme al clarinetto, compagno di un viaggio musicale in balia delle onde della grande canzone d’autore. Il primo Dalla, spesso dimenticato dal grande pubblico, ha trafitto l’ingegno musicale con spunti e riflessioni intellettuali. I primi album da solista, inclusi Storie di casa mia, Anidride Solforosa, Autombili e Come è profondo il mare, rientrano nel fermento sperimentale degli anni Settanta in Italia.

UN POETA MUSICANTE - Poi è arrivato il tempo della musica leggera, del pop di chi sapeva tracciare e raccontare gli stadi interiori del grande pubblico. L’Italia di Lucio Dalla ha attraversato un cavalcavia discografico rettilineo, dal disco omonimo del 1979 fino a Bugie del 1985: ci sono i classici, che sembrano le poesiole del vicino di casa sussurrate dal balcone. L’anno che verrà è molto più di una lettera cantata; Anna e Marco è la polaroid discreta di quanto l’amore sia stupefacente; La sera dei miracoli è l’acquerello impressionista di un poeta-musicante; Se io fossi un angelo è una bella preghiera laica e sfacciata. La grande intuizione si chiama Caruso, manifesto musicale in giro per il mondo come Volare di Mimmo Modugno, pezzo che mescola pop e lirica, prima ancora che la voce di Luciano Pavarotti la trasformasse nell’aria per eccellenza di uno scrivano musicante.

Lucio Dalla ha imboccato la strada giusta tra poesia, realtà e immaginazione, allontanando lo snobismo anche dalle sue incursioni canzonettari (Canzone e Attenti al Lupo). Dalla avrebbe potuto campare di rendita, ma non lo ha mai fatto, perché trovava sempre il modo di adattarsi ai tempi. Lo abbiamo applaudito poco tempo fa, mentre accompagnava il giovane Pierdavide Carone sul palco dell’Ariston e la sua Nanì. Forse quello era un passaggio di consegne e non lo sapevamo. Ci fa rabbia pensare che uno dei moschietteri della canzone italiana se ne sia andato così e forse non basterà nemmeno riascoltare le sue canzoni per accettare questo vuoto.
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