Keith Jarrett alla Scala

Nel Tempio Scaligero il pianista jazz si riconcilia con il pubblico italiano con un concerto memorabile a favore del FAI

L'estate scorsa Keith Jarrett aveva sollevato un polverone ad Umbria Jazz per l'interruzione di un concerto a causa di un flash di troppo. Una litigiosità respinta dal pubblico che non aveva accettato questo atteggiamento. Il ritorno del grande pianista americano al Teatro Alla Scala di Milano, per un concerto straordinario a favore del Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano, è stato salutato con entusiasmo e un sold out.

KEITH JARRETT E IL FAI – La performance scaligera è stata un atto simbolico per siglare la pace con il pubblico italiano. Del resto gli avvisi erano chiari: "E’ vietato fare fotografie e registrazioni, pena l’interruzione del concerto". Due ore di musica per un’esibizione irripetibile che il Presidente del FAI  Giulia Maria Mozzoni Crespi ha così commentato: “La nostra Fondazione ha proposto questo grande musicista con l’intento di coinvolgere un pubblico sempre più ampio ed eterogeneo; un pubblico che possa, attraverso la musica, avvicinarsi alla missione del FAI: la tutela e la salvaguardia del patrimonio artistico, naturalistico ed ambientale italiano”.

ENERGIA METAFISICA - Al centro del palco c'è soltanto un pianoforte a coda che ha accolto Jarrett alle 20.05 in punto. Un vascello di improvvisazioni per piano si spinge fino in fondo nei mari del free jazz. Il pianista americano, che osteggia lo sguardo dietro un paio di occhialini da sole, fa pulsare ogni istante nel tentativo di fissare i cardini del rapporto tra musica e contemporaneità. Keith Jarrett diventa un tutt'uno con quello strumento quasi magico, in un atto metafisico e tribale difficile da ridurre in  frasi stringate. Il passaggio delicato dalla suonata puramente "celebrale" a quella impunemente "improvvisata" diventa irraggiungibile, inafferrabile, zeppa di pulsazioni  nel suo curioso approccio allo strumento: Jarrett si muove e si alza, planando come un albatro, per reinventare la partitura inesistente. Jarrett gioca di anticipo con il pedale del pianoforte, rimettendo in gioco la relazione pericolosa tra musica e mistero, in quella serie di suoi ululati che completano ogni esecuzione. E la sua ossessione per il silenzio nell'ambiente trasforma il suono di quel piano in un incanto quasi visionario.

IL TRIONFO DELLA DIVINITA’ - I suoi dribbling tra sperimentazione, contemplazione e meditazione sul tempo presente lasciano sprofondare gli spettatori, ammutoliti e incantatati dinanzi a siffatta divina diteggiatura, nell’incertezza e nelle contraddizioni cicatrizzate dalla storia, adombrata da guerre e nefandezze umane. "Chiedo il silenzio perché dobbiamo ritrovare le cose che abbiamo perso", replica Keith Jarrett dal palco del Teatro alla Scala, riferendosi anche a quelle distrazioni sceniche che riducono la creatività e la concentrazione dell’esecutore dinanzi alla composizione musicale. Oceani di applausi sono ricambiati con cinque bis a sorpresa per una serata indimenticabile, in questo 2007 milanese avaro di grandi eventi musicali. Il trionfale concerto del pianista americano riporta la nostra città agli antichi splendori per uno dei più bei concerti degli ultimi dieci anni.

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