Kaki King

Il fascino dell'invenzione

Location ideale per il concerto milanese di Kaki King, ironica, introspettiva e bella esploratrice delle sei corde, ospitata per la seconda volta a La Casa 139.
Americana poco più che ventenne, Kaki King è arrivata in Italia per presentare il suo secondo disco, "Everybody loves you".

La sala è piccola, le luci soffuse, il pubblico attento accoglie bene l'esibizione di apertura di Matt Sheehy, le cui composizioni, seppur a tratti ricercate e cantate con voce matura e affascinante, non sconfinano quasi mai in qualcosa di originale. A regalarci sonorità taglienti e finalmente nuove ci pensa lei, reginetta psichedelica dell'esperimento, che ci propone una performance corposa (con due bis finali) e incantevole.

Nel suo bagaglio troviamo un'inventiva genialoide espressa, sulla base di una tecnica eccezionale, attraverso l'avanscoperta di lidi e suoni che le sue mani virtuose portano alla luce. La rivoluzione di Kaki King si snoda tra accordature aperte, timbri bassi, e un impiego della chitarra non canonico, soprattutto nel tapping, dove le sue dita sembrano appoggiarsi su un pianoforte; l'uso della steel guitar, e la costruzione impeccabile di ritmiche battute con palmi e unghie sul legno della sua Ovation, e trascinate nei pezzi tramite il consistente e sempre appropriato utilizzo del loop.

Le sensazioni che questo delirante e formidabile ensamble produce sono sbalorditive. Vedere, o meglio ascoltare, per credere.
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