Musica

Joanna Newsom: "Offro io"

Unica tappa milanese per il tour della cantautrice californiana, che porta al Dal Verme il suo triplo album "Have one on me"

Standing ovation, minuti e minuti di applausi: non poteva essere accolta meglio di così. Joanna Newsom, tornata a salutare il pubblico italiano dopo tre anni di assenza, la cantautrice californiana dopo aver fatto tappa alla Casa 139 di Milano nel 2007, è in tour e ha fatto tappa in un Teatro dal Verme, non sold out, ma gremito di un pubblico che l'ha aspettata a lungo.

Preceduta dallo scozzese Alisdair Roberts, che ha incantato la platea solo con voce e chitarra, la Newsom ha fatto il suo ingresso al Dal Verme accompagnata da una squadra ben più ricca di quella vista alla Casa 139. L'ensemble è composto da due violini, trombone, batterista e chitarrista (sulla strada si incontreranno banjo e scacciapensieri). Pelle di porcellana, capelli lunghi portati sciolti, i modi timidi e aggraziati di Joanna, lasciano subito spazio a quella voce che molti tentano di etichettare, senza successo. È un sussurro potente eppur delicato quello che intona Bridges and Balloons, pezzo di apertura seguito da Have one on me ("Offro io", ndr), il brano dà il titolo all'ultimo album, che strappa il primo dei tanti, lunghissimi applausi del pubblico.

Una voce, si diceva, che si arrampica sui suoni liberati dalle corde dell'arpa che la Newsom pizzica con eleganza e decisione. Folk, jazz, country si riconoscono negli undici brani proposti: ciascuno è esempio di tecnica e catalizzatore di emozioni. Si ascoltano In California e Good Intentions Paving Company dall'ultimo (triplo) cd, Cosmia e Monkey & Bear (dall'album Ys), che chiude. O meglio, che prelude all'inevitabile bis. Richiamata a gran voce in scena, la Newsom si è scusata "Avrei voluto cantare di più, ma non mi sento bene": e chi l'avrebbe detto? La voce è ancora perfetta quando canta Baby Birch. E poi i saluti, questa volta sono quelli dell'arrivederci al prossimo tour.

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