Jamiroquai

Un po' Space Cowboy un po' cappellaio matto che scatena l'energia danzante

Non si fa aspettare neanche molto, per essere uno che colleziona Ferrari. Si abbassano le luci del Forum d'Assago, ormai quasi pieno, ma non straripante, e "Dance"! Eccolo, Jason Kay, Jamiroquai!

Cappelllaio matto che ha trovato la formula giusta per far impazzire i corpi frementi per le danze, miscelando Acid Jazz, funky, rock, disco-music ed elettronica. Sfodera le sue mosse vincenti, con quello sguardo birichino che chissà cosa pensa da sotto il cappello nero a punte, che non ha mai cambiato, nel corso del concerto.

Le luci e le videoproiezioni sono spettacolari e su "Cosmic Girl" veniamo attirati da uno sfondo di stelle viaggianti, tipo screen-saver, molto suggestivo. Arrivano altri storici brani come "Space Cowboy" e ancora alcuni dal nuovo album "Dynamite", dai testi più impegnati.
JK scivola sui suoi passi, salta su e giù per i rialzi del palco, tra la sua band che è veramente eccezionale, e poi scende a lasciarsi toccare la mano dalle prime file deliranti.

La folla balla, io ballo e rido. Poi mi fermo e osservo quanto ci si possa divertire senza "sballarsi", ma solo muovendosi tra la musica. Sono appollaiata su una transenna del merchandising e sorrido ai miei pensieri della giornata da film che se ne sta andando tra le note di Jamiroquai... "I'm going deeper underground"... è il bis concessoci, di una forza d'urto tale da togliere il fiato. Ci mancava solo che entrasse Godzilla, ma la sensazione era quella!
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