Irrefrenabile Pan del Diavolo

Il duo palermo conquista ancora una volta il pubblico milanese

"Una line up notevole".  È questo il commento di Gianluca Bartolo, chitarrista de Il Pan del Diavolo, al termine della serata del 28 novembre. Sul palco del Circolo Magnolia, oltre al citato PdD, si sono esibiti Alessandro Fiori e i DiMartino. Tre delle realtà più promettenti dell'indie italiano cantato in italiano.

SOUND RÉTRO - Il difficile compito di aprire le danze spetta a Fiori. Con le sue Clarks chiare, la camicia a quadri e la barba incarna quel "profumo di nostalgia" di cui canta nel brano iniziale. Parole demodé come "smargiasso" si inseguono in curiose filastrocche. Il ritmo è sempre vivace come l'autore, un po' folle e un po' freak, ma fiero di esserlo. I DiMartino proseguono con un sound rétro, quell'aria anni Settanta, di quel cantautorato che riusciva a essere impegnato e leggero, Ormai siamo troppo giovani, quello sperimentare giocoso e irruento di La lavagna è sporca. D'altronde il titolo del loro secondo album Sarebbe bello non lasciarsi mai, ma abbandonarsi ogni tanto è utile sembra provenire dalla filmografia della Wertmuller. La giacca nera a righe marroni, i pantaloni rossi, Antonio Di Martino è il centro della composizione, ai lati le tastiere e la batteria si animano e sudano su linee melodiche intense. 

PALERMO POWER - Al grido di "Palermo power" il trio lascia il posto ai concittadini Pan del Diavolo. L'organico ridotto all'osso dà energia e calore. La scaletta alterna vecchi e nuovi brani, il minimo comune denominatore è il rock'n'roll e il padrino ha nome Elvis. I due, chitarre e grancassa, incitano il pubblico. I fiori, Libero e Dolce far niente scorrono veloci, Lux Interior è particolarmente efficace e irresistibile. Il tempo si esaurisce dopo aver vagato nell'immaginario onirico e fantastico, tra fumi di zolfo, Centauri e "piante che crescono dal ginocchio", descritto da Alessandro Alosi.
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