Interpol Your love to Admire

La band di New York sbarca a Milano e il suono perfetto ci risveglia dal torpore

Giunti al terzo album Our Love to Admire, gli Interpol presenziano all'Alcatraz di Milano con un sold out annunciato, sintomo di un evento che si sta compiendo, il risveglio dal torpore musicale degli ultimi mesi, con un concerto come si deve.

RIGOROSI UOMINI DI NEW YORK - Sul palco sembra esserci una temperatura differente, almeno sui godibili 12 gradi tanto da permettere a Paul Banks di mantenere pettinatura in ordine e ultimo bottone della camicia allacciato. Sotto il pubblico è di tutt'altro avviso, caldo, afa da concerto che tanto manca negli ultimi anni. Ma questa è solo dietrologia spiccia, perchè al di fuori di forma e giubbottini di pelle che qualcuno ancora sfoggia fiero di aver conosciuto gli Interpol per il fenomeno indie da loro lanciato nel 2002, il concerto trasmette un'energia indomabile, un rock vivo e vegeto, assaporato attraverso lo stile che ha reso questa band un gruppo il cui nuovo album è aspettato con bramosia.

OUR LOVE TO ADMIRE - Il loro nuovo album, il primo pubblicato con una major la Capitol, arriva dopo il successo annunciato di due lavori quali Turn on the bright lights e Antics, e ha fatto pulizia. Infatti, chi conosceva la band per il benefico/malefico rilancio del rock in chiave indie, si è perso per strada, ora la band nonostante i più o meno dichiarati plagi di band di recenti trascorsi, ha fatto di quel primordiale indie un genere tutto suo, non innovativo e non alterato, ma molto più attaccato alla spina dorsale rock che ai marciapiedi newyorkesi calcati a suon di riviste patinate. E' malinconia e basi scarne e potenti che incidono il tappeto sonoro di questo live, dove se gli Interpol si fermano a fine brano come statue, mini performance dichiarata, il pubblico sotto scalpita ancora, perchè ha conosciuto il nuovo rock. E che importa se è dal 2002 che questo nuovo rock è annunciato e suonato, non importa se si vestono di grigio e nero, se non soffrono come i Joy Division pur avendoli nel dna, sono davvero perfetti sul palco, quasi fossero su una piattaforma segnalata da quadrati di led rossi e avessero davanti al pubblico uno schermo di vetro.

STELLA I LOVE YOU - Il secondo bis Stella Was A Diver And She Was Always Down, è il pezzo che molti hanno urlato, inneggiando a questa Stella da amare, uscita dalle labbra austere o forse solo timide di Paul Banks, canzone che sembra essere un sorriso liberatorio, giunto al termine di una performance dove non sono state tralasciate le immancabili canzoni che per anni sono risuonate nelle pareti dei club indie e meno indie della città. E ora sono qui, a far sentire quanto sia universale e poco di nicchia, come conferma il melting pot del pubblico, il rock di New York. E' un peccato?

 

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